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Un Blog francamente superfluo

Tag: PD

A ognuno la sinistra che si merita e le primarie PD

by AsinoMorto

Che poi uno dice l’endorsement, ma chissenefrega del tuo endorsement, niente dico io, solo la consapevole partecipazione allo sviluppo della Storia, tipo moscerino spiaccicato sul parabrezza, ma sempre consapevole, la partecipazione. Alla Storia.

Per dire che io ci vado a votare alle primarie PD e voglio che si sappia, che non si dica sei indifferente, non sei partigiano, quelle cose lì le vai a dire a tua sorella, ecco.

E si sappia che non credo che quel coacervo paludoso di inetti tronfi e pantofolai possa essere veramente redimibile, emendabile, rinnovabile. E non so nemmeno se voterò mai più per il PD, che troppi sono stati gli errori, troppi i coltelli piantati nella schiena, troppi i compromessi al ribasso e l’incompetenza manifesta e sto seriamente cominciando a pensare che l’irredimibilità di questo partito sia lo specchio della irredimibilità di questo paese, troppo corrotto, storto, bacato, ormai.

Si sappia che l’ho capito, in ritardo ma l’ho capito, di avere sbagliato tutto, di avere riposto fiducia in chi questa fiducia l’ha tradita, sputtanata, sbattuta nel cesso. Che si credeva in una cosa e ce ne siamo trovata un’altra, nemmeno democristiana, nemmeno di destra, solo un bunker, arroccato, confuso, incapace di governare se stesso, figurati il paese. Ma che stronzo, oh, che sono stato.

E si sappia che non ho mandato giù la storia delle larghe intese e degli amici loro, che non sono amici miei. E il fatto che il Signor Letta, nipote di, l’apoteosi e l’epitome di tutto quello che NON dovrebbe essere votato in questo paese se si vuole veramente migliorarlo, era fino a qualche mese fa il vicepresidente del partito che ho votato anche io. E praticamente non me ne ero accorto. Che stronzo che sono.

Però, però. Però ci vado lo stesso a votare alle primarie. Perché sono un povero stronzo che non cambia mai, ecco perché. 

E poi se possono votare anche quelli di destra, anche mio cognato berlusconiano che, scusa eh, ma politicamente non capisce un cazzo, perché non dovrei andarci io ?

E poi, sai cosa ? Ci vado per quei ragazzi e per il loro incredibile entusiasmo, ci vado per quei vecchi che hanno strappato la lettera della CGIL che diceva chi avrebbero dovuto votare e sono tanti, ne sono convinto.

Ci vado per chi crede ancora, nonostante tutto, per chi continua imperterrito a rompere i coglioni sui diritti, sul lavoro, sulla equità sociale, sulla cinghia di trasmissione con i movimenti, sulla Costituzione che non è che oggi vai sui tetti e domani ti ci pulisci il culo. 

Ci vado per chi ti strapazza i maroni sulle mille sinistre che ognuno pensa che la sinistra è lui, che è la grande forza e la grande debolezza di quelli stronzi come noi, che c’è solo un mondo di merda e una sola destra, ma ci sono milioni di sfumature di altri mondi possibili e per ognuno una sinistra che ti strapazza i maroni.

E lo so, lo so, l’analisi marxista, il conflitto sociale, lo stato borghese, lo so, lo so. Ma voi con chi credete di poter dialogare, se non con uno stronzo come me ?

E ci vado per quelle donne che hanno bisogno di compagni nelle loro battaglie, ci vado per quelli che ci vogliono provare, stronzi che sono, a cambiare questo paese, ci vado perché mi fa schifo la Bossi-Fini, ci vado perché lo Stato Laico e la questione maschile e i beni comuni, ci vado perché mi vergogno di vivere in un paese arretrato e bigotto, delle ex larghe intese e del Presidente Padrone e del Parlamento Eunuco.

Ci vado perché noi siamo gente che va matta per Fort Alamo e non conta vincere, si sappia, che i Messicani sono tanti e troppo forti, conta quello che è giusto fare e dire. E sognare, anche, un po’, ogni tanto, che magari questa è la volta buona.

Ci vado perché quello che conta è la testimonianza, che dopo tanti anni, dopo tante delusioni, pesci in faccia, porte sbarrate, delusioni cocenti, siamo ancora qui a sputarvi in faccia a voi merde, la nostra voglia di un partito che non è più quello che noi pensavamo che fosse e che deve cambiare ora e subito e i miei due euro siano medaglia a ricordo del vostro disonore, memento per la vostra invotabilità, pensa che stronzo illuso che sono.

E, alla fine, ci vado per tutti quegli Italiani che sono migliori del partito in cui hanno creduto e che hanno votato e di cui adesso non rimane più niente, se non quelle primarie che questa volta cambieranno musica e suonatori, in un modo o nell’altro.

E non so se cambierà come voglio io, questo lo vedremo l’8 dicembre. Ma che cambi, riproviamo, un altro giro di valzer.

Un’altra volta ancora. E poi, a ognuno la sinistra che si merita. Che poveri stronzi illusi che siamo, compagni, non cambiamo mai.

Ah, ecco, un ultima cosa. Io voto per Civati. #sapevatelo

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Rete, Politica e macigni sul cuore

by AsinoMorto

Pensa te, ci tocca anche parlare del rapporto tra rete e politica e della capacità della rete di spostare voti, opinioni e coscienze, di agire politicamente.

E tutti ne scrivono e c’è l’entusiasta e il morozovista, chi non ne sa niente ma sente odore di nuovismo e nel dubbio frena e chi feticizza e la rete salverà il mondo.

Ma tutti, mi pare, tendono a “contare” la rete, valutando numericamente quanti elettori in rete possano cambiare idea, piuttosto che influenzare l’orientamento dei propri rappresentanti. Lo stesso concetto di “popolo della rete” nasconde il tentativo di dare una dimensione numerica al fenomeno, per meglio valutarne gli effetti.

E qui iniziano le difficoltà.

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Rimane il fatto che il PD

by AsinoMorto

Rimane il fatto che il PD aveva tutte le capacità e possibilità di attaccare il fronte M5S, scardinarne la compattezza, sollevarne le enormi contraddizioni. E invece è stato M5S a sollevare le contraddizioni del PD, a elaborare velenose strategie distruttive. E se vuoi fare il sottile, c’è sempre qualcuno più sottile di te. E il caos, notoriamente, è equo.

Rimane il fatto che la sinistra aveva le carte migliori, gli uomini migliori e ha strappato le prime, ha ignobilmente sputtanato tutti gli altri. E Prodi non se lo meritava. E nemmeno Marini, se lo meritava. Anche Bersani, immagino, non se lo meritava, almeno non del tutto.

Rimane il fatto che quella cosa che si chiama “comune sentire” tra PD e il suo elettorato è sparita, evaporata. kaputt. E quando certi dicevano “cercate di capire, ragionate”, io rispondo sei tu che non hai capito un cazzo. Perché sono io che voto te, non viceversa. E se siamo arrivati qui è proprio perché quelli come noi hanno abdicato alla loro responsabilità di controllare la propria rappresentanza. Hanno dimenticato l’obbligo della partecipazione, facendo dimenticare a voi l’impegno della sintesi. E del dovere.

Rimane il fatto che Grillo ha vinto sul linguaggio e sul metodo e sul paradigma. E l’unico modo di combattere Grillo è sul linguaggio, sul metodo e sul paradigma. E le schede bianche, le tattiche, le questioni pelose, le pensose valutazioni di un tempo che non esiste più, per favore. Per favore.

Rimane il fatto che la rete non conta un cazzo, però potrebbe essere utile usarla e capirla. E Grillo l’ha fatto e M5S vive in una “community”, la capisce e la sente (ed è una community cui appartengono anche quelli di sinistra, per dire). Qual è la community del PD ? Esiste ancora una community per il PD ? O credete basti un tweet per la modernità ?

Rimane il fatto che questo è il tempo della trasparenza e dell’onestà di cuore e di pensiero, almeno per me, almeno per quelli che io conosco, per quelli con cui condivido lo spirito del tempo e il fango sulla strada. E voi a rispondere con veti incrociati, strategie fumose, coltelli e veleni, strategie attendiste e involute, Bibì contro Bibò, aria che puzza di vecchio e scazzi. Bisanzio, prima repubblica, Salò, quella di Pasolini. Ma dei poveri.

E rimane il fatto che il nome di Rodotà girava in ambienti della sinistra, in rete ma non solo in rete, in tempi non sospetti e molto prima delle ambigue Quirinarie di Grillo. Bastava poco per dire “ehi, ma quelli siamo noi”.

E rimane il fatto che Rodotà, come spesso accade, è stata la goccia. Che ha fatto capire a tutti, tranne che a voi, il cancro della oligarchia, il puzzo del bunker, la differenza tra sintesi democratica e cupio dissolvi.

Che quello che pareva una questione di metodo, arrendersi a M5S, pareva solo a voi. Perché al vostro elettorato sarebbe apparso solo come un estremo atto di ragionevolezza e ascolto e apertura e modernità. Che quello, è il metodo, l’unico metodo che è rimasto.

E rimane il fatto che il PD non c’è più. Ecco, questo è quello che rimane. Poco. Quasi nulla.

E credo rimanga il fatto che votare Rodotà non servirà ormai a molto, forse solo a salvare un po’ di onore. E magari anche un po’ a chiedere scusa, senza tattiche, strategie o calcoli. Solo chiedere scusa.

Tra una settimana è il 25 aprile. Qualcosa vorrà pur dire.

Lettera aperta al Segretario del Partito Democratico. E a tutti gli altri.

by AsinoMorto

Sono un elettore del PD e ne ho viste tante e ne ho mandate giù tante. Ho anche votato alle Primarie, impegnandomi pure a riconoscermi nello spirito del Centrosinistra che chissà cosa volevate intendere, per dire cosa ho mandato giù.

E quindi ho il diritto di dire la mia.

Perché in questi anni ho fantozzianamente accettato bicamerali, inciuci, alleanze con moderati improponibili, compromessi al ribasso, distinguo tattici, sterzate strategiche, abbandoni di territori e praterie, bombardamenti di popolazioni straniere, sputtanamento di simboli, commistioni con beghine, deprivazioni morali, real politik un tanto al chilo, spostamenti al centro, a destra, in basso.

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