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Tag: politica

Un minuto di silenzio

by AsinoMorto

E forse noi, gente cattiva, quelli che non credevano a questa cosa della pacificazione, in bocca a gente dai denti aguzzi, quelli che non credevano alle larghe intese, un tanto al chilo e al perenne ribasso.

E forse noi, irriducibili sognatori, allergici al buon senso, quelli che appena sentono che non c’erano alternative alzano la manina che lo vogliono dire che c’è sempre una alternativa, fatto salvo forse alla morte e alle facce da pirla.

E forse noi, quelli dei diritti, quelli noiosi che non smettono mai di credere che puoi perdere tutto, le mutande, forse l’orgoglio ma non l’onore che tutto ha un prezzo ed è negoziabile, tranne i principi non negoziabili, niente prezzo. Solo valore.

E forse noi, quelli della farina e della crusca e del diavolo che va bene tutto, ma i patti li facciamo con qualcun altro e il Governo del Presidente fattelo tu, Parlamento delegittimato, Governo di finti nuovi, solite facce. E not in my name, per favore, grazie.

E forse noi, ecco, quelli che lo dicevano fin dal’inizio che saremmo tornati al punto di partenza, dopo quanto ? Sei mesi, sì, più o meno.

Ecco, noi, che non è che siamo geni, siete voi dei poveri imbecilli, con le ragnatele di vent’anni nel cervello. E fatevelo dire che noi vi guardiamo, senza rispetto, con il sereno disprezzo di chi non ha niente da imparare.

E a noi, ecco, a quelli come noi, per favore, non dite più niente, le larghe intese, la pacificazione, i diritti ininfluenti, i principi negoziabili, la Costituzione da cambiare il governo del cambiamento.

Ecco, niente, zitti. Per favore, zitti.

Un minuto di silenzio. Che visto come siamo messi, almeno la soddisfazione, almeno il gusto, di non sentirvi più parlare.

un solo minuto di silenzio, dedicato al Popolo Italiano.

I funerali del 2053

by AsinoMorto

Il 2053 è uno strano anno, un po’ grigio e senza primavera e sembra che stiamo morendo tutti, uno dopo l’altro.

Ieri è morto un potente, vecchio, vecchissimo, quarant’anni prima, quando era già vecchio, era uno di quelli che aveva l’Italia in mano. Si era chiuso in Parlamento, arroccato nel suo fortino assieme a quelli come lui.

E allora l’Italia era bloccata, ferma, immobile, stagnante, morta. Come ora, per dire, che noi ci siamo abituati a non cambiare mai.

E al funerale c’erano potenti come lui, tutti vecchi, vecchissimi. C’era il gruppo di pressione schierato in bella mostra dietro ai Rappresentanti delle Istituzioni, alla Curia e alla Massoneria, in alto a destra, strategicamente defilati dietro alla navata in penombra di una chiesa transennata e protetta da poliziotti in tenuta antisommossa.

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Rete, Politica e macigni sul cuore

by AsinoMorto

Pensa te, ci tocca anche parlare del rapporto tra rete e politica e della capacità della rete di spostare voti, opinioni e coscienze, di agire politicamente.

E tutti ne scrivono e c’è l’entusiasta e il morozovista, chi non ne sa niente ma sente odore di nuovismo e nel dubbio frena e chi feticizza e la rete salverà il mondo.

Ma tutti, mi pare, tendono a “contare” la rete, valutando numericamente quanti elettori in rete possano cambiare idea, piuttosto che influenzare l’orientamento dei propri rappresentanti. Lo stesso concetto di “popolo della rete” nasconde il tentativo di dare una dimensione numerica al fenomeno, per meglio valutarne gli effetti.

E qui iniziano le difficoltà.

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La città verrà distrutta all’alba

by AsinoMorto

Non credo sia una buona cosa ma in questi giorni mi viene spesso in mente quel film, “la città verrà distrutta all’alba“, non il remake adolescenziale pieno di bonone e bonazzi, quello originale di George Romero, che me lo ricordo come un film pieno di luce ma cupo e tremendo.

Che c’è una piccola città dove la gente è come tutta la gente delle piccole città, le piccole invidie, le piccole cose di pessimo gusto, cose così, insomma.

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Puntini sulle i e campi di battaglia

by AsinoMorto

Facciamo a capirci, che questi sono tempi che non si può prendersi in giro e lasciare le cose nel confuso e nel forse-che.

E insomma, mettiamo i puntini sulle i, che qui vuol dire rispondere alla domanda “e ora che facciamo ? E ora ma tu che fai ?”.

Ecco, sia chiaro, non lo so. O meglio so quello che non farò e so, poco, di quello che forse farò.

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