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Un Blog francamente superfluo

Tag: Italia

Conflitti di civiltà, Twitter e tossine assassine

by AsinoMorto

E niente, ciascuno fa le ferie che merita e a me tocca farle a casa e in agosto, periodo dell’anno in cui fino a ieri la piadina costava il doppio, facevi la fila per andare ovunque, c’era caldo e non succedeva niente.

Ora che la piadina costa sempre il doppio ma in giro non c’è nessuno, sembra ottobre e se ti distrai un attimo ti trovi in mezzo a controrivoluzioni reazionarie, terze guerre mondiali e manovre correttive, rimane il fatto che il tempo libero indulge nella frequentazione più assidua della nota piattaforma di microblogging denominata “Twitter”.

Ieri il tema era come opporsi all’ISIS, freschi freschi di genocidi e decapitazioni di freelance e visite di Presidenti di Consiglio in Iraq.

E succede che ieri la Commissione difesa e esteri decide di “fornire armi ai curdi” (sintesi estrema, la cui valenza si proverà a descrivere nel seguito).

E succede che su Twitter il tema del giorno è “sei d’accordo con fornire le armi ai curdi ?” (sintesi ancora più estrema, la cui importanza eccetera eccetera) o, meglio: “vuoi fermare il genocidio fornendo le armi ai curdi, visto che è l’unica soluzione possibile ?”

Se vuoi, continua qui.

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Italia for dummies

by AsinoMorto

– Buongiorno, come butta in Italia, che si dice ?

– Buongiorno, la novità è il leader del principale partito di destra che è stato condannato in via definitiva per frode fiscale.

– Una cosa seria, capisco, capita anche da noi ogni tanto. I suoi compagni di partito stanno premendo per farlo dimettere, non è vero ?

– Non proprio.

– In che senso, scusa, non capisco.

– Ecco, il pregiudicato ha dichiarato di non volersi dimettere e i suoi lo appoggiano incondizionatamente, parlano di Democrazia violata, di battaglia di libertà, invocano il rispetto della Costituzione. Pensa che hanno addirittura richiesto al Presidente della Repubblica un salvacondotto o qualcosa del genere. Si è parlato di Grazia.

– Mi prendi in giro, vero ? Da noi una cosa del genere si chiudeva in cinque minuti. Immediate dimissioni del condannato, il suo partito lo avrebbe sostituito il più velocemente possibile e si sarebbe scusato con la nazione, nessuno avrebbe avuto il coraggio di fare distinguo, di addurre giustificazioni, tanto meno mettere in dubbio il giudizio della Magistratura o la tenuta democratica, figuriamoci. Probabilmente si dimetteva già in primo grado.

E il vostro Presidente che dice ? Li ha cacciati a male parole, immagino.

– Ecco, non proprio, diciamo che “sta valutando” la questione. Qualcuno pensa che per garantire stabilità al governo, qualcosa si inventerà.

– Ma cosa c’entra il governo scusa ? Cosa vuol dire che si inventerà qualcosa ? Non penserai veramente che un governo composto da fiancheggiatori di un condannato per frode fiscale possa fare qualcosa di buono ? Che forzare in questo modo le regole porti da qualche parte ? Se veramente si vuole dare stabilità al governo, l’unica è quella di liberarsi del condannato e ripartire, mi sembra così ovvio.

– Eh, si, in effetti, ma sai com’è.

– E gli altri partiti, la stampa, l’opinione pubblica ? Saranno furiosi, li staranno massacrando, suppongo.

– Ecco, beh, non proprio. Le opposizioni vorrebbero tornare alle urne ma non hanno i numeri e il PD, l’altro partito al governo dice solo mezze parole, anche confuse, dice che la tenuta del governo viene prima di tutto ma la verità è che sono indistinguibili dagli altri, come i maiali nella Fattoria degli Animali.

La stampa, ecco, la stampa. Distinguono, dibattono, circostanziano, ma insomma, alla fine tutti considerano normale che un partito difenda il proprio capo pregiudicato. Non è tanto una questione di sostanza, quanto di forma, di modi, di linguaggio. Insomma, il messaggio che sta passando è: se il PDL non sbraca, ma fa le cose a modino, con garbo, una soluzione la si trova.

– E l’opinione pubblica ?

– Ecco, l’opinione pubblica. E’ agosto, è distratta. E poi anche l’opinione pubblica, ammesso che esista ancora, sotto sotto ci crede che la magistratura sia corrotta, che tutti siano corrotti, che sia tutto un magna magna e alla fine è giusto che prevalga il più furbo, il più forte. E’ normale, va bene così, ci piace così.

Sai, sono stati vent’anni in ammollo, quelli nostri, abbiamo chiuso gli occhi per non sentire, le orecchie per non vedere e adesso che siamo arrivati al dunque siamo ciechi e sordi. Ci siamo persi, ecco. E abbiamo perso il senso del ridicolo, il buon senso, la decenza, siamo gente senza specchi che ci facciano capire quanto siamo diventati brutti e deformi. E vecchi. E stanchi. Stanchi di tutto.

– Non so che dire, sono senza parole. E adesso ?

– Adesso niente. Se famo du’ spaghi ?

(musica in sottofondo, tarantella)

Un minuto di silenzio

by AsinoMorto

E forse noi, gente cattiva, quelli che non credevano a questa cosa della pacificazione, in bocca a gente dai denti aguzzi, quelli che non credevano alle larghe intese, un tanto al chilo e al perenne ribasso.

E forse noi, irriducibili sognatori, allergici al buon senso, quelli che appena sentono che non c’erano alternative alzano la manina che lo vogliono dire che c’è sempre una alternativa, fatto salvo forse alla morte e alle facce da pirla.

E forse noi, quelli dei diritti, quelli noiosi che non smettono mai di credere che puoi perdere tutto, le mutande, forse l’orgoglio ma non l’onore che tutto ha un prezzo ed è negoziabile, tranne i principi non negoziabili, niente prezzo. Solo valore.

E forse noi, quelli della farina e della crusca e del diavolo che va bene tutto, ma i patti li facciamo con qualcun altro e il Governo del Presidente fattelo tu, Parlamento delegittimato, Governo di finti nuovi, solite facce. E not in my name, per favore, grazie.

E forse noi, ecco, quelli che lo dicevano fin dal’inizio che saremmo tornati al punto di partenza, dopo quanto ? Sei mesi, sì, più o meno.

Ecco, noi, che non è che siamo geni, siete voi dei poveri imbecilli, con le ragnatele di vent’anni nel cervello. E fatevelo dire che noi vi guardiamo, senza rispetto, con il sereno disprezzo di chi non ha niente da imparare.

E a noi, ecco, a quelli come noi, per favore, non dite più niente, le larghe intese, la pacificazione, i diritti ininfluenti, i principi negoziabili, la Costituzione da cambiare il governo del cambiamento.

Ecco, niente, zitti. Per favore, zitti.

Un minuto di silenzio. Che visto come siamo messi, almeno la soddisfazione, almeno il gusto, di non sentirvi più parlare.

un solo minuto di silenzio, dedicato al Popolo Italiano.

Trema, suda, brucia

by AsinoMorto

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell’anima e nel cuore.

Brucia. Ancora una volta, una volta sola. Stavolta mi sistemo, me lo sento, le scarpe del bimbo possono aspettare, crescono i bimbi, me lo dicevano che le scarpe, ma possono aspettare. Appena vinco compro tutto il negozio, scarpe d’oro e alla madre, merda ma dai ho perso anche questa volta, ci sono andato vicino però domani riprovo domani.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Trema, brucia. Ancora una volta, questa volta è la volta buona, lo pagherò domani oggi non rispondo al telefono lo pagherò che oggi vinco quello stronzo avanti fortuna del cazzo che non ho mai vinto niente ma oggi il vento gira me lo sento è andata male la sfiga la odio la sfiga. Dio, no, no, no.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Brucia, suda, trema. Questa è la volta che è la volta buona che non torno a casa se non vinco che non ho mai vinto niente in questa vita schifa perché proprio a me il cassetto si è rotto quando l’ho forzato era chiuso a chiave come faceva la nonna chissà cosa aveva paura e la chiave senza chiave la serratura si è rotta, mi sono fatto male mi trema la mano, brucia la mano i polpastrelli mi fanno male.

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

Suda, trema. Gli ultimi risparmi, la collana della nonna intanto non se ne accorge nessuno a parte la serratura rotta ma cosa vuoi da me oggi vinco che è la volta buona e le comprerò dieci collane e diamanti oggi vinco. E il cassetto lo cambio il cassetto e la serratura. No, ancora, no.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Dio, brucia, perdere, brucia, oggi che giorno è, ho visto quello che mi guardava storto mi porta sfiga lo stronzo vuole vincere tutto lui un caffè ho bisogno di un caffè brucia sto tremando brucia. Domani, sì, domani.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Brucia, trema, suda. Ultimi 10 euro, il costo di una pallottola, il costo di una corda, quanto costa non riuscire a guardare tua moglie negli occhi, non torno a casa non torno, guardami Dio, cazzo, guardami.

Aiutami. Scegliere. Ancora una volta la fortuna. O la corda. Perdonatemi, non volevo è andata così. Mi tremano le mani.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m’ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.

Non posso impedirti di bruciare, ma posso chiedere di toglierti i fiammiferi.

13 giugno 2013, blogging day #noslot (anche qui e qui). I versi sono di Fabrizio De André. Le parole, quelle, sono già bruciate via.

I funerali del 2053

by AsinoMorto

Il 2053 è uno strano anno, un po’ grigio e senza primavera e sembra che stiamo morendo tutti, uno dopo l’altro.

Ieri è morto un potente, vecchio, vecchissimo, quarant’anni prima, quando era già vecchio, era uno di quelli che aveva l’Italia in mano. Si era chiuso in Parlamento, arroccato nel suo fortino assieme a quelli come lui.

E allora l’Italia era bloccata, ferma, immobile, stagnante, morta. Come ora, per dire, che noi ci siamo abituati a non cambiare mai.

E al funerale c’erano potenti come lui, tutti vecchi, vecchissimi. C’era il gruppo di pressione schierato in bella mostra dietro ai Rappresentanti delle Istituzioni, alla Curia e alla Massoneria, in alto a destra, strategicamente defilati dietro alla navata in penombra di una chiesa transennata e protetta da poliziotti in tenuta antisommossa.

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