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Tag: 25 Aprile

A noi ci ha rovinato la #Resistenza

by AsinoMorto

A noi ci ha rovinato la Resistenza.

A noi ci ha rovinato l’epica della montagna, il fucile imbracciato al posto della zappa, del martello e della penna. L’operaio, l’ingegnere, il contadino, lo studente, gente di ogni ceto e rango, che poi parli e ascolti meglio e lo capisci il valore della rappresentanza, quando sei sporco dello stesso fango.

A noi ci ha rovinato Calvino e Fenoglio, Roma città aperta e achtung banditi, Francesco Francesco e quella gonna appena alzata sul ginocchio, stesa sul selciato, l’amante, la madre, la donna: quella che ieri l’hanno ammazzata.

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Appunti su 25 aprile, Nunzia e tutto il resto

by AsinoMorto

Appunti per un post in ritardo, che verrà pure troppo lungo, me lo sento.

Invitato a partecipare il 25 aprile alla Festa della Resistenza 2013, c’è da fare un intervento su “IL TEMPO DEL RACCONTO: storie orali e narrazioni digitali“. Parco Villa Fermani, Corridonia.

Organizzazione di @SciArAdA_ e @akaonir (pinterest qui, la foto mia con espressione alienata serve a dimostrare definitivamente che in rete siamo tutti sciroccati).

Evitare complimenti, che poi viene fuori il pippone. Però li meritano tutti.

Partenza di prima mattina con moglie Laura, figlie (streghe) lasciate (scaricate) a nonni disponibili. Arrivo a Corridonia, presentazioni, drink al borgo, lauto pasto offerto da @akaonir a base di porchetta. #daje

Visita a mostra fotografica, bella, c’è anche uno spazio per il disastro dell’Aquila, brutto.

Presenta Matteo Petracci, appassionato di storia, che ne sa e scrive qui.

Intervento di Nunzia Cavarischia. E’ del ’29, romana, faceva la staffetta partigiana.

Nunzia, ragazzina ottantenne, bel viso di vecchietta, di quelle che ti offrono il sangiovese, mica il rosolio, di quelle che hanno fatto la guerra, ma sul serio.

Comincia a raccontare.

La sua famiglia era antifascista, dice che è stata una fortuna, suo padre analfabeta impara a leggere assieme a Nunzia scolaretta. E quando poteva, i soldi non ce n’erano, comprava libri. Prendere e portare a casa.

Poi la guerra, morde. Ricorda ancora un GAP, fucilato giovane, lo chiamavano l’avvocatino, uno studente credo.

Il Tenente acciaio, siciliano, voleva tornare a casa ma si ferma a combattere dalle parti di Nunzia. Un giorno prende da parte Nunzia e le fa te la senti di portare una lettera e Nunzia certo che mi va e mica ceci dico io, quattordici anni.

Inizia così, dice Nunzia. I primi tempi armi e tutto il resto si trovavano in giro, di rapina, poi gli alleati iniziano i lanci, pochi dico io che non si fidavano mica dei comunisti, ma insomma due ferrivecchi non si rifiutavano a nessuno.

E il pilota inglese che cabra e abbassa il muso e tira fuori la mano e saluta e Nunzia lo ricorda ancora. I piccoli gesti.

E Peter, russo, liberato in azione, si unisce ai Partigiani. E Nunzia dice che era bellissimo e t’ho capita io, i ragazzi sono ragazzi, anche in guerra. Lui muore in battaglia e il vento spazza tutto via.

Poi Radio Londra dal parroco, per dire la guerra di Popolo che va bene i preti e i comunisti ma i tedeschi erano tedeschi. Larghe intese, diciamo.

E poi le ciliegie diventano mature, che era il segnale e si faceva sul serio ed era primavera e in tutti sensi.

E alla fine rimane solo l’umanità dolente dei vinti, delle mille nazionalità e della sola razza e a Nunzia sembravano tutti uguali e il concetto di nemico ci viene imposto dal potere, dico io e l’Europa è nata nei campi di prigionia, dico io. E ora chi se lo ricorda più. Io dico.

Finisce la guerra, Nunzia vive la sua vita. Una sola frase: “A me le commemorazioni non mi piacciono, preferisco raccontare ai giovani com’era la Resistenza”.

E diceva Fenoglio che le guerre sono inutili stragi.

Tocca a me.

Scrivere, raccontare, come se ti mancasse il fuoco del falò. E tutto rimane nel cassetto, la vita, la famiglia, funziona così.

Poi arriva la rete e i cassetti diventano trasparenti, c’è il blog, c’è twitter e non molti, ma tant’è, ti leggono e rispondono pure.

E il tuo falò è il blog e l’hashtag di twitter e si crea una comunità alimentata dai commenti e dalle interazioni che spostano senso e scopo, ribaltano la prospettiva e ti mettono in discussione, buone idee, migliori di quelle che avevi tu.

Ecco, per me raccontare in rete è questa cosa qua.

Esempio: #leucò di @paolocosta, @TorinoAnni10 e @piervaccaneo che prendi i Dialoghi di Leucò di Cesare Pavese e devi farli tuoi e tirare fuori la parte dell’iceberg, quella che sta sotto la superficie e vengono alla mente millemila collegamenti che butti in rete e assorbi i collegamenti degli altri e wow, l’opera non è più la stessa, sei andato oltre al punto, là dove nemmeno l’autore sapeva come arrivare.

Esempio: #marciasuroma ancora di @TorinoAnni10, in occasione del novantesimo della marcia su Roma, leggendo “Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu, che @TorinoAnni10 ogni tot un tweet e tutti gli altri dietro e se solo uno in rete quel giorno gli fosse venuta la curiosità di sapere, di capire. Se solo uno, avremmo fatto giornata.

Affermato allitterando che la storia delle storie è la Storia per riallacciarsi alla storia di Nunzia, che questi sono tempi di porte chiuse e tentazione del vaffanculo e allora raccontare la Storia, raccontare storie è un piccolo modo per non spezzare gli esili fili tra una persona e l’altra, continuare a parlare, tenere acceso il fuoco.

Affermato senza vergogna che forse Resistenza oggi è combattere l’oblio e la brutta idea che tutto succeda per la prima volta e che tu sia solo. E no, tutto è già successo. E no, non sei solo, ci sono i fili sottili.

Conclusione con citazione al quadrato, da “Io sono l’ultimo” e da “il partigiano Johnny“. No, finché qualcuno racconterà le vostre storie, ci sarà sempre un partigiano che guarderà dalle colline.

E ciao. Applausi. Evidenziare moderata soddisfazione per come è andata.

Concludere con te che vai da Nunzia e la saluti e le dici a presto e lei che ti sorride e ti risponde eh see alla mia età e tu dici d’oh e lei dice guarda a me va bene così, ho fatto quello che dovevo fare, ho bei ricordi, sarà quello che sarà.

E te ne vai e pensi se Dio esiste magari potrei chiedergli di farmi invecchiare così anche a me.

Farsi un appunto.

Concludere il post.

Digerire la porchetta.

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