A noi ci ha rovinato la #Resistenza

di AsinoMorto

A noi ci ha rovinato la Resistenza.

A noi ci ha rovinato l’epica della montagna, il fucile imbracciato al posto della zappa, del martello e della penna. L’operaio, l’ingegnere, il contadino, lo studente, gente di ogni ceto e rango, che poi parli e ascolti meglio e lo capisci il valore della rappresentanza, quando sei sporco dello stesso fango.

A noi ci ha rovinato Calvino e Fenoglio, Roma città aperta e achtung banditi, Francesco Francesco e quella gonna appena alzata sul ginocchio, stesa sul selciato, l’amante, la madre, la donna: quella che ieri l’hanno ammazzata.

A noi ci ha rovinato il dubbio, se avremmo saputo scegliere la parte giusta, se saremmo stati pronti e abbastanza forti a non parlare sotto tortura, a essere fucilati con coraggio, se mai saremmo stati all’altezza di quelli che quell’alba hanno sputato l’anima o di peggio.

A noi ci ha rovinato l’idea che eravamo divisi da mille idee ma uniti dal sangue versato, quello che concima terra e giustizia sociale, che è come in montagna, bianco, rosso o verde, nessuno sarà mai abbandonato.

A noi ci ha rovinato il Ricordo e la Storia, quella che la prima volta tragedia, la seconda in vacca ed è tutto già successo, basta leggere tra le righe, ogni epoca ha il suo fascismo, a noi ci tocca quello di mezza tacca.

A noi ci ha rovinato la Costituzione, che cambiarla, modificare la struttura della Stato, da parte di coloro che lo Stato hanno stuprato è una cosa che non abbiamo ancora digerito, che in fondo la Resistenza non è stata altro che l’estremo veto di piccoli, incazzati partitini. E chi vuol capire ha già capito.

Che culo che avete voi, voi che della Resistenza non vi frega niente, che disdegnate i confini troppo netti, che confondete vittime e carnefici, che vi pare normale parteggiare per manganellatori e cassonetti.

Che culo che avete voi, che non ascoltate nessuno ma volete essere d’accordo con tutti, che vivete in un eterno presente, sognando un futuro che si fonda mai su niente. 

Io vi invidio, a voi che credete a tutto, come tutto accadesse la prima volta, come se ogni pugnetta sembrasse una gran svolta.

In fondo, a voi vi capisco se mi considerate ostile al cambiamento, un rosicone, un conservatore parruccone, solo la palla al piede del frenetico innovatore.

E’ che vedete, a me mi ha rovinato la Resistenza, sono anti-sempre, per istinto prima che per ideologia, a quelli come me l’unanimità dei consensi è tipo come un’allergia.

Sono fatto così, caro mio aziendalista, decisionista, ribassista, senzapretesista, scarsomemorista, futurista, amante della governabilità e avanguardista, te che la Resistenza è molto démodé.

Che sarà anche vero che a non cambiare mai son solo un fesso.

Ma anche te, caro mio, saran cent’anni che sei sempre lo stesso.

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