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Categoria: Penso

anatalepuoi, truculenta storia di Natale

by AsinoMorto

Era la vigilia di Natale di tanto tempo fa, passeggiavo in centro per l’ultimo giro di acquisti, mi ferma un vecchio e mi dice sediamoci su quella panchina, devo raccontarti una storia.

Questo è matto penso io ma dai, è Natale, se non dai retta ai vecchi a Natale quando mai? Ci sediamo su una panchina, il vecchio guarda in alto le luminarie, poi guarda me, poi guarda le luminarie, poi guarda me. Tira un sospiro e inizia a raccontare.

Era la vigilia di un natale di tanto tempo fa e genitori, parenti, amici si affollano nella palestra di una piccola scuola in periferia e i bambini sono tutti contenti perché c’è la recita di natale.

Due palle che non ti dico, a dirla tutta, ma funziona così, è Natale, la recita ci vuole. E non manca mai la scenetta, la cosa che fa ridere e applaudire mamme, papà e nonni e c’è ohhappydays e bianconatal. E c’è anatalepuoi e tutti i bimbi a dire mamma mamma, la musica del panettone!

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All’indietro sui tacchi a spillo. Una storia del 2 giugno 1946.

by AsinoMorto

Eccoci qua.

Dai, sono la prima al seggio, sóccia, c’è quel vecchio arnese del notaio, quello che mentre noi stavamo in montagna faceva il lecchino con fascisti e tedeschi e per non perdere brisa l’abitudine ora fa il lecchino con repubblicani e monarchici.

Quello dice che le donne devono stare a casa, a fare i lavori, a badare le creature, che siamo senza cervello, che noi donne voteremo a raglio e il latte verrà fuori inacidito, quelle robe lì da fuori dei coppi. Quel patacca, atveniancancher.

L’altro giorno la Iole aldìs ve’ che mondo ingiusto, tutti a dire come balla bene Fredastér, come veste bene Fredastér, che grande che è Fredastér, ah poi c’è la Gingeroger, sì, balla bene anche lei, però certo che Fredastér…

E invece sai che ti dico, ce lo voglio vedere al Fred ballare all’indietro sui tacchi a spillo come la Ginger, i tonfi sul culo che prende quello là, come gli si stropiccia subito la camicina, a quello là.

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Sandokan e la Costituzione

by AsinoMorto

C’è una una scena di un vecchio film di Sergio Sollima, “Sandokan alla riscossa – la Tigre è ancora viva”, in cui Kabir Bedi-Sandokan percorre con Therese Ann Savoy-Jamilah una stretta lingua di terra che attraversa una risaia, diretti verso il punto dove incontreranno l’odiato Brooks per l’ultima battaglia.

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Se questo è un uomo Social Network Edition 2015 Remixed

by AsinoMorto

Voi che twittate sicuri
sulle vostre comode poltrone,
voi che trovate tornando a sera
TV, banda larga e negozi aperti:
Considerate se questo è un uomo
che sprofonda nel mare
che fugge dalla guerra
che lotta col filo spinato
che muore per un visto.
Considerate se questa è una donna,
senza volto e senza nome
senza forza per urlare
pieni gli occhi dei figli morti
Come Maria senza la croce.
Meditate che questo è qui e adesso,
davanti ai vostri occhi:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore, se ce l’avete
stando in casa andando per via,
postando, chattando.
Ripetetele ai vostri network.
O vi caschi il cellulare,
la connessione si interrompa,
i vostri follower torcano il viso da voi,
anzi, meglio,
vi mandino a fanculo.

Si fa presto a dire camicia bianca

by AsinoMorto

Care amiche e cari amici, eccoci giunti a un nuovo appuntamento con la vostra affezionatissima e con le consuete chiacchere di costume e società.

In questi giorni la carta stampata riporta con ampi dettagli e particolari il recente comizio bolognese del nostro giovane e dinamico Presidente del Consiglio, accompagnato questa volta da una compagine di sodali europei della sua stessa parte politica che, ca va sans dire, rappresentano la parte migliore del Paese e dell’Europa, almeno per quello che concerne il privilegiato punto di osservazione della vostra affezionata.

Finalmente una ventata di aria nuova, giovane, moderna, finalmente possiamo esclamare gioiose “viva la bellezza, viva lo stile anche in politica!”. Basta, care amiche e cari amici, con quei vecchi signori dai nasi storti, ciglia cespugliose e fisico appesantito, basta con le mise da impiegato del catasto, basta con i discorsi ampollosi e ideologici.

Ricordiamo ancora con disappunto quella serata dei miei anni verdi, in cui il fato e la vita di società ci costrinsero alla compagnia di un giovanotto allora in piena carriera politica. Un signore, non c’è dubbio, di buona famiglia, ma cielo, quel completo stazzonato e malstirato, quella testata di capelli che ricordava un pagliaio di qualche svagato e pigro mezzadro, Cielo! E poi quei discorsi, l’egemonia culturale, lo Stato e la Società, Buon Dio.
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