di AsinoMorto

In radio, tornando a casa in auto. Si trattava di un candidato sindaco di una città dell’hinterland milanese. C’era anche Bossi, arrivato da Roma per supportare, spronare, incitare.

Quello che veniva fuori sopra di tutto era la “paura del complicato”. Amministrare un buco di paese con qualche decina di migliaia di anima diventava un impresa colossale, titanica, impossibile, se non fosse che i Leghisti sono giovani, onesti e “hanno voglia di fare”. Solo così, magicamente, il complicato si trasforma in semplice, pulito, ordinato. Bello.

Alla paura di un mondo troppo grande e complicato, si risponde con soluzioni chiare, semplici, immediate. Gli altri vengono da fuori, sfruttano il territorio, usano le nostre risorse, il nostro lavoro, il nostro sudore. E non ci danno niente in cambio. Tre sole parole: Territorio, Gente (la “nostra”), gli Altri.

E quindi, per risolvere i problemi, per sconfiggere il complicato, basta ridurre, semplificare, localizzare. E avere voglia di fare e liberarsi dei campi nomadi (irregolari e regolari), dare le “risorse” alla “gente di qua”, preservare i negozi in centro, a difesa del territorio minacciato dai grossi centri commerciali e dalla relativa cementificazione (e su questo tema la distanza con il PdL diventa siderale, ma non è un problema, questo, perché dovrebbe esserlo ?).

Certo, il cinema in centro bisogna mettercelo, ma anche la caserma della Polizia, perché ci vuole “sicurezza” e se metto la caserma in centro sono al sicuro (che cacchio di ragionamento è ?).

Messaggi chiari e immediati, sputati con lo stesso tono, rauco, gutturale, che va alto e poi si rompe quasi in urlo, sordo, roco e cattivo, a imitazione di Bossi (il Capo), che parla proprio così.

A proposito di Bossi. Paternalista, bonario, moderato. Votate per i Leghisti, sono ragazzi onesti, che se sbagliano ci penso io a metterli in riga, “che io sono uno che si incazza”. E poi i clandestini, che non bisogna mica ammazzarli, solo toglierseli dai piedi, che vadano da un’altra parte e l’integrazione è cosa da intellettuali, da “salotti”, roba complicata.

Naturalmente Bossi la capisce la roba complicata (è il Capo), ma ne ha repulsione perché non è un politico come tutti gli Altri, fa parte della Gente e la capisce e siccome la capisce parla in dialetto e dice qualche parolaccia.

Bossi è un intellettuale che non vuole fare l’intellettuale e questo coraggioso rifiuto, questa ontologica rinuncia, riesce a nobilitare chi intellettuale non è, giustifica e redime chi non vuole nemmeno provarci, a essere migliore. Basta che faccia parte della (nostra) Gente.

Bossi supera e sublima la questione del “legno storto”. Non devi più preoccuparti di decidere se il legno va raddrizzato oppure no. Legno storto va bene, basta che sia il Nostro Legno Storto.

E dopo che Bossi ha parlato, senza dire niente ma dicendo tutto, i giovani onesti che hanno voglia di fare sono diventati trasparenti e inconsistenti, mediocri emuli di un modello irraggiungibile.

Così rassegnati alla loro condizione, così intimamente consapevoli di non poter veramente migliorare se stessi e gli altri, da rappresentare, drammaticamente, dolorosamente, ciò che quel tale definì il “sonno della ragione”, che nessuno vuole sapere cosa genera. Perché è troppo complicato.

Bossi, Bossi, Bossi.

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