#Gramsci, uno di noi

di AsinoMorto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il contributo dalla nostra community.

Come ebbe a dire il nostro amato Berlinguer in una vecchia Leopolda degli anni ’70, “governare gli italiani non è difficile, è impossibile”.

E come possiamo dargli torto, leggendo le scomposte reazioni di tanta sgangherata sinistra salottiera davanti agli innegabili successi della splendida azione del nostro governo?

Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere, tutte le volte che proviamo a narrare le iniziative del governo ponendole nella giusta luce, dando la necessaria spinta di fiducia e ottimismo, scegliendo il FullHD invece del loro bianco e nero, il 3D invece del loro piattume, arriva qualche bislacco dinosauro a dirci “vergogna, scrivere certe cose sul giornale fondato da Antonio Gramsci!”.

Quella sinistra di dinosauri che ha sbagliato tutto e che ha il solo pregio di aver provocato la nostra salita al potere, non capisce come il nostro Presidente del Consiglio stia proseguendo il percorso politico di Antonio Gramsci, storica figura liberale, riformista e cattolica (di una fede profonda e mai ostentata, tenuta quasi nascosta diremmo, da una militanza di estrema sinistra solo tattica e facciata).

Gramsci era un rottamatore, di tutto e di tutti; di schemi e ragionamenti. Gramsci era uno che scriveva “la storia non ha scolari”. Appunto, perché avrebbe dovuto imparare qualcosa da quelli che lo hanno preceduto? Perché dovremmo farlo noi? Più rottamatore di così.

Ma attenzione. Laddove Gramsci fallì, per il solito frazionismo della sinistra e per la stabile maggioranza del decisionista governo allora in carica, il Premier sta invece avendo successo, per le sue migliori doti, per il grande carisma e, vorrei aggiungere senza falsa modestia, perché si è circondato di collaboratori come noi, che sappiamo narrarlo con la necessaria partigianeria.

Ma in fondo, guarda caso, non era proprio Gramsci a dichiararsi partigiano? Non era proprio Gramsci a odiare gli indifferenti?

Insomma Gramsci traccia il solco ma è il nostro Leader a difenderlo.

Gramsci imposta la questione meridionale? Egli sferza il sud e i suoi chierici piagnoni.

Gramsci critica la scuola di stato e incita a studiare, organizzarsi, agitarsi? Lui risponde con #labuonascuola e mai si sono visti docenti agitati come oggi.

Gramsci parla di egemonia culturale? Il Premier impone slide, gufi e ottimismo contagioso.

Gramsci accusa il sindacato di essere diretto da “assiro-babilonesi”? Noi disintermediamo, scardiniamo e delegittimiamo.

E si potrebbe continuare con mille altri esempi. Ma è il sapiente uso della comunicazione che rende preclaro il legame tra i due Uomini.

Non è forse “odio gli indifferenti” un bellissimo tweet? Non è forse “odio il capodanno” un perfetto tema da Social? Non sono forse le Lettere dal carcere pensate per stimolare i poeti del Twitter e i Quaderni già pensati per pipponi da 10000 caratteri?

Cara sinistra passatista fattene una ragione, Antonio Gramsci sarebbe orgoglioso di scrivere per il nostro Bel Giornale, magari una bella rubrica leggera, dove il suo estro potrebbe risplendere, tipo una rubrica di gastronomia, lifestyle o poesia contemporanea.

In fondo, chi se non Antonio Gramsci e in tempi non sospetti, raccontava poeticamente di illusione e di gramigna col prosciutto?

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