Si fa presto a dire camicia bianca

di AsinoMorto

Care amiche e cari amici, eccoci giunti a un nuovo appuntamento con la vostra affezionatissima e con le consuete chiacchere di costume e società.

In questi giorni la carta stampata riporta con ampi dettagli e particolari il recente comizio bolognese del nostro giovane e dinamico Presidente del Consiglio, accompagnato questa volta da una compagine di sodali europei della sua stessa parte politica che, ca va sans dire, rappresentano la parte migliore del Paese e dell’Europa, almeno per quello che concerne il privilegiato punto di osservazione della vostra affezionata.

Finalmente una ventata di aria nuova, giovane, moderna, finalmente possiamo esclamare gioiose “viva la bellezza, viva lo stile anche in politica!”. Basta, care amiche e cari amici, con quei vecchi signori dai nasi storti, ciglia cespugliose e fisico appesantito, basta con le mise da impiegato del catasto, basta con i discorsi ampollosi e ideologici.

Ricordiamo ancora con disappunto quella serata dei miei anni verdi, in cui il fato e la vita di società ci costrinsero alla compagnia di un giovanotto allora in piena carriera politica. Un signore, non c’è dubbio, di buona famiglia, ma cielo, quel completo stazzonato e malstirato, quella testata di capelli che ricordava un pagliaio di qualche svagato e pigro mezzadro, Cielo! E poi quei discorsi, l’egemonia culturale, lo Stato e la Società, Buon Dio.

Fortunatamente la cara amica Contessa Baciocchi Sforza, intuendo il disagio, rese la serata assai più gradevole, servendoci un corroborante calice di rustico cannonau, salvifico anzichenò, permettendoci di raggiungere senza troppa sofferenza la fine della serata.

Ma veniamo al punto, care amiche e cari amici. Naturalmente, dall’ultimo rotocalco al più serioso foglio economico, non è sfuggito che i giovanotti, belli e selvaggi da farci rimpiangere di non avere vent’anni di meno, vestissero tutti casual e con tanto di camicia candida.

E via, quindi, con sapidi, talora arguti, talora fuori luogo commenti da magister elegantiarum.

Care amiche e cari amici, si fa presto a dire camicia bianca, laddove ogni giovane che aspiri a un qualche posto in società sa bene le insidie delle sfide apparentemente semplici, quali cuocere perfettamente un uovo alla coque o scegliere il giusto cappellino per una vernice estiva.

E la camicia bianca, anzi a dirla tutta, la camicia in generale è una insidia fatta vestito, care amiche e cari amici. Ricordo ancora le sagge parole del nostro amico Visconte di Modrone Varallo che un giorno ci disse “mia cara, non assegnerei mai responsabilità di comando nelle mie industrie a un giovanotto che non sapesse fare un nodo windsor men che meno perfetto.”.

Eh, ce ne fossero di Modrone Varallo, ce ne fossero. Oggi ci ricorderebbe che la scelta della camicia, senza contare l’abbinamento con la cravatta, è compito improbo che impone sapiente valutazione della occasione e attento accostamento di particolari: collo francese o a coda di rondine, polsino singolo o doppio, gemelli scanzonati o seriosi, iniziali, spalla, plisset, sgambatura, bottoni (madreperla, ovviamente), dobbiamo continuare care amiche e cari amici ?

E il colore, sit licet verba, è forse l’aspetto meno importante, almeno agli occhi esperti della vostra affezionata, che proviene da un mondo in cui sia i camerieri che i Principi vestivano la camicia bianca ma erano i particolari che differenziavano il popolano dal nobile.

E infatti i giovanotti, suppongo per inadeguati consigli di mogli e amici distratti e lontani, cosa fanno ? Mi cadono sui particolari, mi cadono.

Come possiamo giudicare quelle maniche rimboccate, da sergente di artiglieria, con un rigore e una puntigliosità che speriamo il giovanotto non voglia applicare con analogo zelo alle politiche di bilancio ?

Come posso giudicare quel bottone di troppo, maldestramente abbottonato, metafora cristallina di una visione del mondo a freno tirato, stitica, incapace di lasciarsi andare e esplorare coraggiosamente nuove strade ?

Come possiamo tollerare la canottiera in bel risalto a favor di telecamere ? Come non pensare che sia frutto di timorosa cautela, della propensione a temere e quasi nascondere il sudore di fronte e ascelle, tipico di chi mette al primo posto il capitale e poi, solo dopo, il lavoro ?

E il taschino, santo cielo il taschino! Cosa ci doveva mettere il giovanotto nel taschino ? La penna ? o forse gli occhiali per una incipiente miopia ? O forse che il taschino richiama al giovanotto le sue origini piccolo borghesi, la provenienza dai lombi di qualche quadro intermedio, servo delle classi dominanti ? E, di grazia, questo heritage, sarà un punto di arrivo o un punto di partenza ?

E non mi si faccia parlare della slim-fit, per amor di Dio, indice di debolezza culturale e propensione modaiola, ancorata se non a una passata stagione estate-autunno, a un presente di catena multinazionale dello sfruttamento e della massificazione del gusto e della cultura. E a una pancetta che invece di scandire il tempo che passa, diventa solo un altro segreto da nascondere, monumento all’impossibile accountability di questo paese in crisi.

Sorrido al pensiero di ciò che avrebbe detto la mia indimenticabile compagna di tante serate, la Signora Bolli-Mapelli: “Santo Cielo Santo, ma quel giovanotto non ha un amico fieramente omosessuale che lo posso introdurre all’abbigliamento maschile e al savoir vivre ? Un qualche sodale che sappia insegnare gravitas e aplomb ? E dove è scappata la moglie ? E’ al supermercato a scegliere i broccoli, forse ?”. La mia sagace amica, che sagoma.

Certo, primus inter pares, spicca l’affascinante spagnolo, praticamente perfetto nella sua maschia naturalezza, pare vero e ben consigliato, virile e misurato come un gagliardo condottiero. Che sia gay ? Non sarà per caso di sinistra ? Forse la prima, dubito la seconda, speriamo di no in entrambi i casi.

Insomma, care amiche e cari amici, non ci siamo. E la carità di patria mi esime dal commentare pantaloni e scarpe, laddove mi associo alle già citate osservazioni del caro Modrone Varallo e se egli non affiderebbe mai la conduzione di una sua fabbrica a un giovanotto digiuno di nodi windsor, come potremmo noi affidare la conduzione di un intero continente a chi non fosse in grado di farsi fare l’orlo dei pantaloni della giusta lunghezza ?

La politica è segni e simboli, cari miei. E se quei giovanotti volevano dare idea di unità, a una signora navigata e esperte di uomini e di mondo, danno l’idea di divisione, confusione e abborracciatezza. Se volevano trasmettere la forza del nuovo e della gioventù, riceviamo soltanto la sensazione del già visto nella stagione scorsa e un deciso e pervadente sentore come di parvenù, che Dio ce ne scampi e liberi.

Quei giovanotti non durano, care amiche e cari amici, avranno forse stile, ma certo non hanno classe e pare non ne abbiamo coscienza, di classe, intendiamo.

Quasi mi ritrovo a rimpiangere quella sera di tanti anni fa e quel giovanotto arruffato e pensoso. Lui sì, che era uomo di mondo, con tutti i suoi discorsoni e con tutta quella ideologia come la rucola su ogni piatto.

Lui sì, però, sapeva come far sognare una vecchia signora, parlandole di futuro.

Care amiche e cari amici, grazie per essere arrivati fino a qui e alla prossima notarella di costume e società.

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