Sandokan e la Costituzione

di AsinoMorto

C’è una una scena di un vecchio film di Sergio Sollima, “Sandokan alla riscossa – la Tigre è ancora viva”, in cui Kabir Bedi-Sandokan percorre con Therese Ann Savoy-Jamilah una stretta lingua di terra che attraversa una risaia, diretti verso il punto dove incontreranno l’odiato Brooks per l’ultima battaglia.

Alle loro spalle un piccolo villaggio, quattro povere case di contadini; di lì a poco verrà distrutto dai soldati inglesi.

Mompracem è caduta. Sandokan ha ucciso tanti nemici ma ha perso altrettanti amici. Ha capito troppo tardi che vincere cento battaglie non fa vincere la guerra.

Jamilah lo spinge ad abbandonare il villaggio al suo destino, non c’è tempo, l’obiettivo è uccidere Brooks. Così si vince la guerra, dice lei, sacrificare pedine, puntare allo scacco matto, dice lei. Così riprenderemo Mompracem. Dice lei.

Sulle prime Sandokan si convince, segue Jamilah sulla striscia di terra lungo la risaia, verso il nemico, un solo, definitivo scontro finale e tutto tornerà a posto.

Poi ci ripensa, non ha cuore di lasciare quei contadini al loro destino, torna indietro e salva il villaggio combattendo eroicamente contro i Sepoys, ma Brooks la fa franca, dannato Brooks ti ucciderò un giorno eccetera eccetera.

Che schifo di metafora dirà qualcuno, è anche facile da capire; Brooks è Renzi, Mompracem è la Costituzione. Ma se è così Sandokan ha torto e Jamilah ragione; bisogna uccidere Brooks per riconquistare Mompracem; bisogna mandare a casa Renzi per salvare la Costituzione. Da qui a ottobre dovrà essere un’unica, frenetica, determinata corsa verso il referendum confermativo oppositivo, la lingua di terra che taglia la risaia.

Scontro Finale, Appuntamento con la Storia. Fine, titoli di coda, applausi. Che schifo di metafora.

Eggià, che schifo, proprio. Però ha ragione Sandokan, Jamilah non ha capito niente. 

Sai, dice Sandokan, non serve a nulla riprendere Mompracem, tu devi salvare il villaggio. 

Sandokan ha capito, non si abbatte l’Impero Britannico abbattendo un suo rappresentante, il giorno dopo ne arriverebbe uno peggiore e il giorno dopo uno peggiore ancora e poi ancora di più e… Non esiste nessun Scontro Finale.

No, Sandokan pensa a salvare più persone possibili, una dopo l’altra, villaggio dopo villaggio, non lascia indietro nessuno. E alla fine, non ci crederete, quando sembrava tutto perduto, la riconquista di Mompracem parte proprio da uno di quei villaggi, dalla disperata ribellione del figlio di un tigrotto che non ha dimenticato come il padre si ribellò prima di lui.

Capito? 

Certo, Mompracem, ci mancherebbe, sia chiaro, dobbiamo riprenderci Mompracem, ovvero c’è un No forte e chiaro da lanciare a ottobre, ma non basta. Non facciamo l’errore di pensare che il Paese si salverà così.

Non facciamo l’errore di dimenticare che questa Nuova Costituzione è perfetta per questi tempi grami. 

E’ spiccia, pratica, veloce, rifiuta la complessità, ha più intenzioni che convinzioni, istituzionalizza l’idea che si possa lasciare qualcuno indietro. E’ pasticciata. 

E non sono così questi tempi che ci tocca vivere? Non siamo forse noi quelli fuori tempo, come Sandokan in fondo, uomo solo contro Lord Brooks e tutto l’Impero Britannico?

La Costituzione cambia perché sono cambiati i tempi, sono cambiate le persone, si possono fare cose che dieci anni fa non sarebbero state possibili, che vent’anni fa non sarebbero state neppure pensabili. E per tanti è giusto così, va bene così, sono i loro tempi, non i tuoi.

Allora Sandokan ci aiuta a capire che la Costituzione non è Mompracem da riconquistare. La Costituzione è il villaggio da difendere. 

Perché il villaggio è convivenza civile, coscienza critica e spazio di confronto, è il merito delle cose, memoria di altri mondi possibili e costruzione di alternative. 

Il villaggio è dove capisci che se accetti l’idea che qualcuno possa essere lasciato indietro, quel qualcuno prima o poi potresti essere tu.

Il villaggio è dove le battaglie si combattono perché sai che è giusto farlo, non perché sai di vincerle. 

Il villaggio è dove i tempi cambiano, perché i tempi li fai tu.

E bisogna farle capire queste cose, persona per persona, villaggio per villaggio, uno dopo l’altro.
E allora vedrai, la Costituzione saprà salvarsi da se.

Questo è il cammino che ci attende da qui a ottobre, la lingua di terra da percorrere, la vera sfida, che ognuno possa salvarne almeno uno.

Ecco, boh, non so se mi avete seguito fino a qui, non so neppure se quello che ho detto ha un senso, se c’è una strategia o solo mille tattiche sbagliate. O solo uno schifo di metafora.

Ma so che l’Impero Britannico alla fine è caduto e di Brooks non si ricorda più nessuno.

Sandokan invece… Beh, Sandokan è fuori dal tempo, stanco, sconfitto, mille cicatrici e ferite e amici persi e battaglie perdute e sogni infranti e polmoni che bruciano.

Ma la tigre, non ci crederai, la tigre è ancora viva.

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