lpado.blog

Un Blog francamente superfluo

All’indietro sui tacchi a spillo. Una storia del 2 giugno 1946.

by AsinoMorto

Eccoci qua.

Dai, sono la prima al seggio, sóccia, c’è quel vecchio arnese del notaio, quello che mentre noi stavamo in montagna faceva il lecchino con fascisti e tedeschi e per non perdere brisa l’abitudine ora fa il lecchino con repubblicani e monarchici.

Quello dice che le donne devono stare a casa, a fare i lavori, a badare le creature, che siamo senza cervello, che noi donne voteremo a raglio e il latte verrà fuori inacidito, quelle robe lì da fuori dei coppi. Quel patacca, atveniancancher.

L’altro giorno la Iole aldìs ve’ che mondo ingiusto, tutti a dire come balla bene Fredastér, come veste bene Fredastér, che grande che è Fredastér, ah poi c’è la Gingeroger, sì, balla bene anche lei, però certo che Fredastér…

E invece sai che ti dico, ce lo voglio vedere al Fred ballare all’indietro sui tacchi a spillo come la Ginger, i tonfi sul culo che prende quello là, come gli si stropiccia subito la camicina, a quello là.

Leggi il seguito di questo post »

W.I.N.S.T.O.N.

by AsinoMorto

Era il tempo della fretta, delle frenetiche giravolte tattiche, delle convinzioni variabili. I tempi nuovi che qualcuno pensava dovessero essere improntati alla leggerezza, furono invece contaminati dalla superficialità.

Alla fine la maggioranza delle persone cominciò a considerare la critica un fastidio, il dissenso un impiccio, il dubbio uno scandalo. La propaganda divenne anestetico, l’egemonia gabbia, la pacificazione sonno.

Solo in rete rimaneva ancora qualcuno che per principio, istinto o dignità, provava a tenere vivo spirito critico e dubbio, faceva domande, sollevava contraddizioni, cercava incessantemente altri punti di vista.

Poi arrivò W.I.N.S.T.O.N.

Leggi il seguito di questo post »

Sandokan e la Costituzione

by AsinoMorto

C’è una una scena di un vecchio film di Sergio Sollima, “Sandokan alla riscossa – la Tigre è ancora viva”, in cui Kabir Bedi-Sandokan percorre con Therese Ann Savoy-Jamilah una stretta lingua di terra che attraversa una risaia, diretti verso il punto dove incontreranno l’odiato Brooks per l’ultima battaglia.

Leggi il seguito di questo post »

#Gramsci, uno di noi

by AsinoMorto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il contributo dalla nostra community.

Come ebbe a dire il nostro amato Berlinguer in una vecchia Leopolda degli anni ’70, “governare gli italiani non è difficile, è impossibile”.

E come possiamo dargli torto, leggendo le scomposte reazioni di tanta sgangherata sinistra salottiera davanti agli innegabili successi della splendida azione del nostro governo?

Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere, tutte le volte che proviamo a narrare le iniziative del governo ponendole nella giusta luce, dando la necessaria spinta di fiducia e ottimismo, scegliendo il FullHD invece del loro bianco e nero, il 3D invece del loro piattume, arriva qualche bislacco dinosauro a dirci “vergogna, scrivere certe cose sul giornale fondato da Antonio Gramsci!”.

Leggi il seguito di questo post »

Uno di noi

by AsinoMorto

A occhio e croce sono tra i dieci uomini più potenti del paese.

Voi che non contate un cazzo non potete capire il vero e proprio piacere fisico che dà il potere, essere circondato da persone che sbavano ai tuoi piedi per soddisfarti ogni capriccio.

Vuoi entrare allo stadio senza biglietto? Quell’imbecille di tuo figlio professore associato? Un appalto? Una variante? Un ospedale sotto casa? Una puttana nel letto? Una guerra? Nessun problema, ci mettiamo d’accordo. Detto, fatto.

La gente mi adora, gode a farsi umiliare da me, mangia le briciole cadute dal mio piatto, raccolte dal mio tappeto, vomitate dal mio cane, credono di far parte di qualcosa, meschini apostoli di un Gesù Cristo che non salirà mai sulla croce.

Sapete, non è vero che non si possa regnare senza conseguenze. Un cazzo, il potere assoluto è esattamente il contrario, è quello separato dalla responsabilità di esercitarlo, il potere assoluto è la certezza che qualsiasi nefandezza dovessi compiere, comunque resterei impunito, magari spostato, rimosso, promosso, ingiuriato, per poi essere comunque riabilitato, coperto, ripulito. Sistemato.

Cane non mangia cane, soprattutto se il cane ha un armadio pieno di dossier sull’altro cane. E viceversa. Si chiama sistema di potere, comitato d’affari, oligarchia inamovibile. Satrapia.

Si chiama Paradiso.

Certo, c’è un prezzo da pagare, guardarsi le spalle, non fidarsi di nessuno, darci dentro con alcool, droga, pilloline e tutta quella merda. E poi non credo di aver avuto un solo amore disinteressato, un amico vero dai tempi del liceo.

E comunque sono tutte cazzate.

Certo, ogni tanto capita la rottura di coglioni, ora c’è quello stronzo, ipocrita testa di cazzo. Non è stupido, anzi, è preparato, studia, ha anche il curriculum. Dice che vorrebbe fare qualcosa di buono per questo paese e che la Politica per lui ha la P maiuscola, dice, che non ne può più dei compromessi al ribasso, del finto cambiamento, delle mezze calzette che fan carriera.

Ma vaffanculo, chi ti credi di essere, De Gasperi? Ma si può essere più stronzo di così?

E non cede, la merda, niente dossier su di lui, abbiamo provato in tutti i modi, minacciato, ammansito, adulato. Abbiamo provato a mettergli nel letto donne, uomini, bambini, trans, ma lui niente, finge di essere pulito, di credere nella incorruttibilità, nell’in-te-gri-tà, lo dice gonfiando il petto, a testa alta, quel coglione.

Sono un po’ preoccupato, ammetto, chi cazzo l’ha mai sentito uno dire ho già tutto quello che mi serve, mi piacerebbe essere ricordato per aver migliorato, almeno un poco, il mondo, vorrei che i miei figli fossero orgogliosi di me. Ho delle idee, dei sogni, so come realizzarli. Vorrei mobilitare le coscienze.

E io, non dire minchiate, quanto vuoi? Stai alzando il prezzo, vero?

E lui no, il mio prezzo tu non lo puoi pagare, tu sei il fallimento di questo paese di poveri, disgraziati dannunziani, che si credono furbi, si credono svegli, ma sono solo patetiche vittime di un gioco più grande di loro e tu sei nulla, un triste cortigiano, piangeresti davanti alla ghigliottina, imploreresti pietà davanti al plotone di esecuzione.

Tu sei solo il marcio risultato del mio disinteresse, uno sgradevole errore di calcolo e valutazione, sei convinto di essere intelligente, astuto, di saper elaborare strategie, di muovere armate, di disegnare scenari. Ma sei solo uno sgangherato improvvisatore, una faina spelacchiata col culo scoperto.

Il tuo unico potere è la debolezza di chi tace. Io non ti odio, io odio me stesso per non averti ancora schiacciato.

Si alza, mi gira le spalle e se ne va, capito? Si alza e se ne va. Patetica vittima a chi? Ghigliottina? Plotone di esecuzione? Oh, che cazzo dici? Errore io? Schiacciare? Chi?

Ora che faccio? Non è possibile che ci creda veramente, no, no, quello è pericoloso, quello è pazzo, cazzo.

Non esiste un solo uomo onesto al mondo, non ce ne sarà mai nemmeno uno, uno solo che abbia le palle di buttare all’aria il tavolo, di sparigliare le carte, di ripartire veramente, il fegato, il coraggio. Di dire semplicemente no.

Perché uno solo, uno solo. E crollerebbe tutto.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: