Rimane il fatto che il PD

di AsinoMorto

Rimane il fatto che il PD aveva tutte le capacità e possibilità di attaccare il fronte M5S, scardinarne la compattezza, sollevarne le enormi contraddizioni. E invece è stato M5S a sollevare le contraddizioni del PD, a elaborare velenose strategie distruttive. E se vuoi fare il sottile, c’è sempre qualcuno più sottile di te. E il caos, notoriamente, è equo.

Rimane il fatto che la sinistra aveva le carte migliori, gli uomini migliori e ha strappato le prime, ha ignobilmente sputtanato tutti gli altri. E Prodi non se lo meritava. E nemmeno Marini, se lo meritava. Anche Bersani, immagino, non se lo meritava, almeno non del tutto.

Rimane il fatto che quella cosa che si chiama “comune sentire” tra PD e il suo elettorato è sparita, evaporata. kaputt. E quando certi dicevano “cercate di capire, ragionate”, io rispondo sei tu che non hai capito un cazzo. Perché sono io che voto te, non viceversa. E se siamo arrivati qui è proprio perché quelli come noi hanno abdicato alla loro responsabilità di controllare la propria rappresentanza. Hanno dimenticato l’obbligo della partecipazione, facendo dimenticare a voi l’impegno della sintesi. E del dovere.

Rimane il fatto che Grillo ha vinto sul linguaggio e sul metodo e sul paradigma. E l’unico modo di combattere Grillo è sul linguaggio, sul metodo e sul paradigma. E le schede bianche, le tattiche, le questioni pelose, le pensose valutazioni di un tempo che non esiste più, per favore. Per favore.

Rimane il fatto che la rete non conta un cazzo, però potrebbe essere utile usarla e capirla. E Grillo l’ha fatto e M5S vive in una “community”, la capisce e la sente (ed è una community cui appartengono anche quelli di sinistra, per dire). Qual è la community del PD ? Esiste ancora una community per il PD ? O credete basti un tweet per la modernità ?

Rimane il fatto che questo è il tempo della trasparenza e dell’onestà di cuore e di pensiero, almeno per me, almeno per quelli che io conosco, per quelli con cui condivido lo spirito del tempo e il fango sulla strada. E voi a rispondere con veti incrociati, strategie fumose, coltelli e veleni, strategie attendiste e involute, Bibì contro Bibò, aria che puzza di vecchio e scazzi. Bisanzio, prima repubblica, Salò, quella di Pasolini. Ma dei poveri.

E rimane il fatto che il nome di Rodotà girava in ambienti della sinistra, in rete ma non solo in rete, in tempi non sospetti e molto prima delle ambigue Quirinarie di Grillo. Bastava poco per dire “ehi, ma quelli siamo noi”.

E rimane il fatto che Rodotà, come spesso accade, è stata la goccia. Che ha fatto capire a tutti, tranne che a voi, il cancro della oligarchia, il puzzo del bunker, la differenza tra sintesi democratica e cupio dissolvi.

Che quello che pareva una questione di metodo, arrendersi a M5S, pareva solo a voi. Perché al vostro elettorato sarebbe apparso solo come un estremo atto di ragionevolezza e ascolto e apertura e modernità. Che quello, è il metodo, l’unico metodo che è rimasto.

E rimane il fatto che il PD non c’è più. Ecco, questo è quello che rimane. Poco. Quasi nulla.

E credo rimanga il fatto che votare Rodotà non servirà ormai a molto, forse solo a salvare un po’ di onore. E magari anche un po’ a chiedere scusa, senza tattiche, strategie o calcoli. Solo chiedere scusa.

Tra una settimana è il 25 aprile. Qualcosa vorrà pur dire.

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