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Un Blog francamente superfluo

L’indicibile violenza delle lucciole nel cielo

by AsinoMorto

Io sono asino morto e sono una lucciola.

E sono vigliacco, nascondo la mia identità dietro un anonimato che può essere svelato solo con più di cinque click, richiede addirittura una ricerca con Google.

E dicono che sono violento, di una violenza frustrata e sorda, di periferie impotenti e degradate. Di chi non conta niente.

Ma non è forse violenza affermare tutto ciò ?

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Filastrocca della marmotta

by AsinoMorto

Hanno vinto loro.

No, non i fascisti, i golpisti, i servi dei complotti internazionali, che quelli forse non sono nemmeno il peggiore dei mali.

No, hanno vinto le tagliatelle, fatte con le mani della nonna, mangiate con il ragù, dicendo a mezza bocca, mamma mamma le tagliatelle, le tagliatelle come le fai tu.

Hanno vinto quelli del focolare e la mia signora e la donna che non si tocca nemmeno con un fiore, però certo, un po’ se l’è andata a cercare.

Hanno vinto i bravi figli, quelli giovani ma nati vecchi, raccomandati dal Curato, che è un ragazzo così intelligente, quasi come il suo famoso parente.

Hanno vinto i piccioni, che volano bassi, son quelli dei fatti non pugnette, quelli che cosa vuoi che sia, la cultura, la scuola, la poesia, pensa piuttosto all’economia.

Hanno vinto i vecchi e i nonni e i bei tempi andati, dove tutto andava bene, che noi non siam cambiati.

Hanno vinto quelli del Rotary, del Lions e della Cannottieri di Viggiù, mica perché sono i poteri forti, è perché son così distinti, di così non se ne vede proprio più.

Hanno vinto quelli che parlano di rinnovamento, giovani e responsabilità, ma dietro alla neolingua, c’è il nulla, il vuoto, le solite, imbarazzanti ambiguità.

Hanno vinto quelli della paura, che il mondo li spaventa, che è meglio l’eterno giorno della marmotta, che è l’animale perfetto, per i figli di mignotta.

Hanno vinto quelli che va bene così, quelli che a parlar di cambiamento ti guardano fingendo attenzione e interesse, tanto loro lo sanno, che le facce saranno sempre le stesse.

Insomma, hanno vinto anche stavolta, eterni virtuosi dell’ardita giravolta, quelli del potere come fine, che non vogliono alcuna svolta.

E qui finisce la filastrocca, oggi a te, domani a chi tocca. Volta la carta, trovi il villano, come direbbe De Andrè, puoi avere tutto.

Ma non puoi avere me.

Rete, Politica e macigni sul cuore

by AsinoMorto

Pensa te, ci tocca anche parlare del rapporto tra rete e politica e della capacità della rete di spostare voti, opinioni e coscienze, di agire politicamente.

E tutti ne scrivono e c’è l’entusiasta e il morozovista, chi non ne sa niente ma sente odore di nuovismo e nel dubbio frena e chi feticizza e la rete salverà il mondo.

Ma tutti, mi pare, tendono a “contare” la rete, valutando numericamente quanti elettori in rete possano cambiare idea, piuttosto che influenzare l’orientamento dei propri rappresentanti. Lo stesso concetto di “popolo della rete” nasconde il tentativo di dare una dimensione numerica al fenomeno, per meglio valutarne gli effetti.

E qui iniziano le difficoltà.

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Rimane il fatto che il PD

by AsinoMorto

Rimane il fatto che il PD aveva tutte le capacità e possibilità di attaccare il fronte M5S, scardinarne la compattezza, sollevarne le enormi contraddizioni. E invece è stato M5S a sollevare le contraddizioni del PD, a elaborare velenose strategie distruttive. E se vuoi fare il sottile, c’è sempre qualcuno più sottile di te. E il caos, notoriamente, è equo.

Rimane il fatto che la sinistra aveva le carte migliori, gli uomini migliori e ha strappato le prime, ha ignobilmente sputtanato tutti gli altri. E Prodi non se lo meritava. E nemmeno Marini, se lo meritava. Anche Bersani, immagino, non se lo meritava, almeno non del tutto.

Rimane il fatto che quella cosa che si chiama “comune sentire” tra PD e il suo elettorato è sparita, evaporata. kaputt. E quando certi dicevano “cercate di capire, ragionate”, io rispondo sei tu che non hai capito un cazzo. Perché sono io che voto te, non viceversa. E se siamo arrivati qui è proprio perché quelli come noi hanno abdicato alla loro responsabilità di controllare la propria rappresentanza. Hanno dimenticato l’obbligo della partecipazione, facendo dimenticare a voi l’impegno della sintesi. E del dovere.

Rimane il fatto che Grillo ha vinto sul linguaggio e sul metodo e sul paradigma. E l’unico modo di combattere Grillo è sul linguaggio, sul metodo e sul paradigma. E le schede bianche, le tattiche, le questioni pelose, le pensose valutazioni di un tempo che non esiste più, per favore. Per favore.

Rimane il fatto che la rete non conta un cazzo, però potrebbe essere utile usarla e capirla. E Grillo l’ha fatto e M5S vive in una “community”, la capisce e la sente (ed è una community cui appartengono anche quelli di sinistra, per dire). Qual è la community del PD ? Esiste ancora una community per il PD ? O credete basti un tweet per la modernità ?

Rimane il fatto che questo è il tempo della trasparenza e dell’onestà di cuore e di pensiero, almeno per me, almeno per quelli che io conosco, per quelli con cui condivido lo spirito del tempo e il fango sulla strada. E voi a rispondere con veti incrociati, strategie fumose, coltelli e veleni, strategie attendiste e involute, Bibì contro Bibò, aria che puzza di vecchio e scazzi. Bisanzio, prima repubblica, Salò, quella di Pasolini. Ma dei poveri.

E rimane il fatto che il nome di Rodotà girava in ambienti della sinistra, in rete ma non solo in rete, in tempi non sospetti e molto prima delle ambigue Quirinarie di Grillo. Bastava poco per dire “ehi, ma quelli siamo noi”.

E rimane il fatto che Rodotà, come spesso accade, è stata la goccia. Che ha fatto capire a tutti, tranne che a voi, il cancro della oligarchia, il puzzo del bunker, la differenza tra sintesi democratica e cupio dissolvi.

Che quello che pareva una questione di metodo, arrendersi a M5S, pareva solo a voi. Perché al vostro elettorato sarebbe apparso solo come un estremo atto di ragionevolezza e ascolto e apertura e modernità. Che quello, è il metodo, l’unico metodo che è rimasto.

E rimane il fatto che il PD non c’è più. Ecco, questo è quello che rimane. Poco. Quasi nulla.

E credo rimanga il fatto che votare Rodotà non servirà ormai a molto, forse solo a salvare un po’ di onore. E magari anche un po’ a chiedere scusa, senza tattiche, strategie o calcoli. Solo chiedere scusa.

Tra una settimana è il 25 aprile. Qualcosa vorrà pur dire.

Stia bene e buongiorno

by AsinoMorto

Gli piaceva camminare, lo faceva appena poteva, sotto la pioggia o la neve e certo, quando c’era il sole era meglio.

Meglio ancora i primi giorni di primavera e il cielo blu e i primi fiori nei prati rimasti tra il cemento.

E sorrideva alle persone. Sinceramente, per accendere un contatto, che poi finiva subito, ma era come una lucciola, brilla un po’ e poi sparisce, ma è sempre una luce nel buio, la lucciola.

- buongiorno. – ma vaffanculo. – era solo un buongiorno.

- che bel cane signora, quanti anni ha ? Ma che cazzo te ne frega, stammi lontano. – no, è che ho anche io un cane.

- ciao bambino, è un gormite quello ? – Che vuoi, vai via che chiamo la Polizia, pedofilo di merda. – Ma a me piacciono i bambini.

- posso ? Buongiorno. Che libro sta leggendo ? – oh, niente, è una storia d’amore, io adoro lo storie d’amore, anche quelle più sciocchine e, pensi un po’, certe volte mi faccio dei pianti che sembrò una bambina.

- ma che hanno da dirsi quei due stronzi ? – vieni via, dai, che se ne andassero a fare in culo anche loro.

- ah ah non lo dica a me, capisco benissimo. Certo io sono più da romanzi, quelli storici un po’ pesanti tipo dalle duemila pagine in su, ma ogni tanto anche io, una bella storia leggera, si legge sempre volentieri.

- dica a quel deficiente di suo figlio di smetterla di urlare per favore. – io mio figlio lo educo come voglio e non permetterti che ti prendi due ceffoni anche te.

- si è fatto tardi, la saluto, stia bene e buona lettura. – grazie, buona passeggiata a lei.

- coglione, guarda dove vai, a momenti ti investivo. – mi scusi, ero distratto, non era mia intenzione, abbia pazienza. – rincoglionito, togliti dai maroni, togliti. – stia bene e scusi ancora.

- hai visto quel tizio, tu gli hai urlato dietro e lui ti ha sorriso. – che testa di cazzo. – però mi sembrava un sorriso sincero, niente, mi ha fatto un po’ impressione. – ma vaffanculo anche te.

Riprese a camminare guardandosi intorno, un lieve sorriso, appena una piccola smorfia come di bambino, giusto per non darla vinta a quella nuvola che stava arrivando, promettendo un po’ di pioggia.

- oh, quello stronzo mi è rimasto in testa. Ma che aveva da sorridere e da essere così gentile ? Io ti avrei mandato a cagare, visto che ti sei messo a urlare per niente. Oh, però cazzo magari funziona.

- domani ci provo anche io.

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