La scritta sul muro

di AsinoMorto

Ieri sono stato al Centro Commerciale, quello nuovo, enorme, bellissimo, nella prima periferia, anni fa c’era un piccolo parco, dove giocavamo a pallone. Ora, al posto della porta, c’è l’imbocco della nuova tangenziale.

Cioè, ci sarà l’imbocco della nuova tangenziale, quando sarà completata, i lavori sono in ritardo, i soliti veti delle minoranze. Dicono che la statale e la camionale sono più che sufficienti. Facile per chi non ha nulla da fare tutto il giorno, ma vuoi mettere la comodità di arrivare al Centro Commerciale in pochi minuti?

Però hanno inaugurato il nuovo parcheggio, 7.500 posti di cui 2.500 coperti, stupendo, tutto vetro e cemento, hanno buttato giù il quartiere dove sono nato e gli alberi, tanti alberi, ci andavo d’estate, era fresco e c’era un buon profumo, sembrava una foresta.

Ora è tutto più bello, pulito e funzionale, l’aria condizionata regolata da un computer, niente pollini. Peccato per gli sfollati, stavano in un campo dietro al cavalcavia, li hanno cacciati via con le ruspe e ora si sono accampati vicino alle casse del parcheggio, quello coperto. Spero se ne vadano il prima possibile, sono malvestiti, brutti, anche i bimbi sono brutti. Ridono e piangono, continuamente.

Mio figlio invece non ride mai, è sempre composto e educato, chissà se piange, ogni tanto. Ma perché dovrebbe piangere poi?

Già che c’ero ho comprato anche l’acqua da bere. Da quando hanno inquinato le falde, l’acqua minerale è sempre in offerta, un bel risparmio.

Torno a casa, quasi un’ora in coda, colpa di una manifestazione, uno sciopero, qualcosa del genere, che andassero a lavorare. C’era addirittura un cassonetto ribaltato, blocca il traffico. Dentro hanno trovato un neonato morto, dicono, è rotolato sull’asfalto, tra le auto in coda e i poliziotti.

Speriamo qualcuno pulisca, rifiuti, cartacce ovunque: ehi, voi due, piantatela di imbrattare il cassonetto, è proprietà privata!

Almeno il fast food davanti a casa è aperto. Fuori dal locale, una tizia mi vuole vendere pane, salame e ciambella, dice quello là non è cibo, è merda. Rispondo che non mangio mai cibo di strada, è brutto, non mi fido, ti sei lavata le mani dico io? Lei mi guarda perplessa, se ne va, ridendo. Cazzo ridi barbona?

Mangio davanti alla TV e poi a letto. Prima però una doccia, da quando hanno aperto quella fabbrica consumo più sapone, nella doccia, dicono che sono i fumi. Volete il lavoro? E allora vi prendete anche i fumi. Se avete un lavoro potete permettervi tutto il sapone che volete, nella doccia, per lavare via tutto. Stronzi.

Mi sveglio, riposato, pronto. Oggi sarà una giornata campale, devo andare con gli amici di #DecoroCittadino a pulire i muri della nostra amata città, quelli imbrattati dai writer, coi loro disegni, graffiti, con le loro incomprensibili schifezze.

Io a quelli non li capisco, dicono che è “arte”, per me è brutta, inutile, irregolare e sporca. In TV non ne parlano mai. Solo una coincidenza?

Su un muro vedo una scritta, diversa dalle altre, una sola parola, la scritta dice “cancello”.

Cancello è dove entri e dove esci, chiuso o aperto. Il cancello di una prigione, penso, istintivamente. Allora se cancello la scritta sarò libero, abbatterò la mia prigione, giusto? No, c’è scritto quello che si aspettano da te, il tuo destino. Vedi? E’ quello che fai, quello che sei. Cancello, sì, io quello sono. Io cancello.

C’è qualcosa dietro, un significato, un messaggio, un senso. Forse la prigione è guardare ma non vedere, penso.

Ma no, piantala! E’ solo un coglione di writer, che non ha niente da fare tutto il giorno, che gli piace scherzare e prendere per il culo noi gente seria, attenta al decoro pubblico, che ci rimbocchiamo le maniche, noi, che amiamo la nostra città, noi che puliamo le scritte che deturpano i muri delle fabbriche che ci avvelenano, le tangenziali che non portano da nessuna parte, i lucidi quartieri dormitorio da centomila metri cubi di cubatura dove puoi urlare o piangere senza che nessuno se ne accorga, i parcheggi da 7500 posti dove puoi morire indisturbato.

Noi che adoriamo grottesche bare di vetro e cemento, erette sulle macerie delle nostre città.

E scioperanti, manifestanti, sfollati, sfrattati, umiliati, offesi, tutta quella cazzo di umanità. Io non la voglio vedere, non mi interessa, non me ne frega un cazzo. Io voglio cancellare tutto. Come quella scritta. Non c’è vedere, non c’è guardare, non c’è prigione.

Io voglio solo un mondo pulito.

Pulito come la nera anima mia.

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