#LaBellaResistenza e i guerrieri Ninja

di AsinoMorto

Cari amici, purtroppo si avvicina il 70º anniversario della liberazione. Lo so, qui a nessuno frega sega del 25 aprile, ma è comunque opportuno fasarci al meglio per evitare inutili perdite di tempo.

So che nessuno di voi si sognerebbe di lanciarsi in noiosi approfondimenti divisivi o inutili distinguo ideologici, ma volevo comunque condividere qualche highlight, sperando possa esservi utile. In seguito al brainstorming, vi inoltrerò qualche slide, assieme ai vostri follow-up.

Andiamo con ordine.

Prima di tutto, mai e poi mai usare la parola “fascismo”, tanto è roba vecchia, del secolo scorso, nemmeno una dittatura tosta tipo Dark Knight, a dirla tutta. E’ stata una dittatura italiana e noi Italiani siamo brava gente. E poi ci sono state anche cose buone, come le bonifiche e l’EUR e ora all’EUR ci fanno i film di James Bond e l’economia ne trae un bel vantaggio.

Ma soprattutto “fascismo” è troppo divisivo, c’è sempre qualcuno che rompe le palle su questa cosa. Anche “antifascismo”, per favore; non siamo “anti” per principio, noi siamo “pro”, noi le cose le facciamo, sia chiaro.

Anche “comunista” è da evitare, soprattutto perché poi tirano fuori Berlinguer e non so voi, ma io ne ho le palle piene di Berlinguer.

Usiamo piuttosto parole come “odio”, “tolleranza”, “barbarie”, ovviamente esprimendo vibrante condanna e senza dimenticare il tag #maipiù. Aggiungendo “io ricordo”, “la memoria è importante” o “non dimentichiamo”, i tweet vengono fuori da soli:

“Oggi festeggiamo la liberazione dalla intolleranza, l’amore vince contro l’odio.” #maipiù

“Ricordiamo la liberazione. Bisogna tenere viva la memoria per combattere l’intolleranza.”

“Oggi siamo liberi, siamo contro la violenza, da qualsiasi parte essa provenga.”

“Nel giorno della liberazione, a violenza e intolleranza rispondiamo #maipiù.”


Tweet semplici, facili, che tutti possono condividere, privi di ogni appiglio per polemiche strumentali e ideologiche. E soprattutto distanti anni luce da ogni possibile accusa di incoerenza, rispetto alla nostra azione di governo. Noi siamo per la libertà, contro la violenza, per la tolleranza, contro l’odio. Perchè, tu no?

Senza contare che, in caso di attentato terroristico, vandalismo nelle prospicienze di stadi o altri luoghi pubblici, bombardamento di popolazioni amiche/nemiche o efferata violenza domestica, riusiamo i tweet e risparmiamo tempo.

Insomma, evitare inutili storicizzazioni. Parlare sempre di “evento”, “episodio”, decontestualizzare, come se tutto cadesse dal cielo, senza una ragione, avulso da qualsiasi processo storico o responsabilità, come per caso, come per sbaglio.

Sulla resistenza, profilo basso, limitarsi a “viva la resistenza all’odio!”, qualcosa del genere, altrimenti quelli di Salò si offendono e mi tirano fuori le foibe e allora ciao clima di pacificazione. Anzi, lasciamo stare la resistenza, che è meglio.

Quando si commemora una strage, concentrarsi sulle vittime, che fanno empatia, piuttosto che sui colpevoli, che poi rischi di pestare qualche merda. Un tweet così, neutro, poco impegnativo è perfetto:

“Io non dimentico le vittime della barbarie.”

D’altronde, scusate, chi può essere così scortese da dimenticare le vittime della barbarie? No, ditemi.

Mi raccomando, niente approfondimento, niente link a wikipedia, che poi magari si scopre che era un comunista o un militare disertore, oppure che è stato torturato da uno a cui abbiamo appena dato una medaglia e mi scoppia il flame e il clima diventa divisivo.

Condannate il nazismo, tanto sono cazzi dei tedeschi. E a chi risponde “E Stalin? Stalin ha fatto miliardi di morti”, voi rispondete “noi condanniamo tutte le ideologie, siamo contro la violenza e l’odio, da qualsiasi parte provenga”, di solito finisce lì. Che poi se Stalin era tanto meglio di Hitler, non lo appendevano a testa sotto a Piazzale Loreto, o era quell’altro, boh, tanto sono tutti uguali i dittatori.

Insomma, mai cadere nel tranello della complessità, mai abboccare all’amo di quelli che vogliono distinguere tra i partigiani e chi i partigiani li fucilava, tra la Repubblica di Salò e quella di Montefiorino, tra vittime e carnefici. Che poi non finiamo più.

Non scordate mai che i morti sono tutti uguali, le vittime sono tutte uguali. Anche le ideologie sono tutte uguali.

Questa è la modernità, partecipare attivamente e senza troppe storie al clima di pacificazione nazionale. Ricordare, ma senza sforzarsi di capire troppo, che intanto quelli son tutti morti, non disturbiamoli, vogliamo disturbarli? No, che cazzo li disturbiamo a fare? Non abbiamo tempo da perdere, noi.

That’s all folks.

Coraggio, il 26 aprile arriva in un attimo e dopo nessuno si ricorderà più della resistenza, dei partigiani e di tutta quelle roba superata dell’ottocento. E io lo dico sempre, se erano storie interessanti ci facevano una fiction, tipo Trono di Spade.

L’altro giorno un tizio ha twittato

“Alle #FosseArdeatine sono stati i guerrieri Ninja”

Ecco, questo è lo spirito giusto, superare le noiose narrazioni ideologiche e divisive, sostituirle con un moderno storytelling, giovane, immediato, totalmente neutro. Che questo povero paese che non crede a se stesso, non ha tempo da perdere con la storia. La storia è storia, che palle, pensiamo al futuro.

Cari amici, concludo con una frase di Frank Underwood da House of Cards:

“chi controlla il presente controlla il passato. E chi controlla il passato ha davanti un bel futuro”

o qualcosa del genere, non ricordo bene.

Appena ho un attimo controllo su wikipedia. Però che palle, la memoria.

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