Un racconto del Natale 2033. Capitolo III – Un nuovo inizio

di AsinoMorto

(nel caso, il Capitolo I è qui e il II qui).

Il paese era nel caos. Buona parte degli Italiani si rese conto che non aveva mai vissuto nella propria vita, più di poche ore senza TV e social network. Il vuoto era enorme e lo sconcerto dilagava.

Fu in quelle ore di disperazione e angoscia che il piano della Resistenza si sviluppò nella sua formidabile potenza rivoluzionaria.

Una capillare organizzazione sul territorio, pianificata e organizzata in anni di clandestinità e sacrifici, si attivò in poche ore.

Ogni angolo, piazza, centro commerciale, spazio abbandonato, quartiere degradato di periferia, scuola diroccata, oratorio, circolo, convento delle Orsoline, CIE, campo Rom, centro sociale, non luogo sulla tangenziale venne occupato dalla Resistenza e divenne teatro off, biblioteca a cielo aperto, forum di discussione e dibattito, luogo di incontro, area pubblica di lettura e musica e approfondimento e palcoscenico, teatro di seminari sulla Costituzione e sul valore della Educazione Civica, rappresentazioni di “Natale a casa Muppets”, arena per canti di Natale, laboratorio di decoupage, sala da ballo liscio, salsa e merengue, cineforum sottotitolato e tradotto dal cecoslovacco, chiosco di piadina e crescione fritto.

All’inizio la gente era cauta e sospettosa, in preda all’ansia per il repentino cambio di abitudine. Poi, affrancati finalmente dalla montagna di merda che ogni giorno schiacciava i loro cuori e intasava le loro menti, scesero in piazza e vennero invasi da incredibili sensazioni come di entusiasmo, aria fresca e voglia di vivere e pensare, per alcuni nuove, per altri rimosse e nascoste nel profondo. Ripresero, in sostanza, a vivere la loro vita e non la truccata rappresentazione della vita di qualcun altro.

La gente cominciò a ragionare, poi a incazzarsi, a mandarsi a fare in culo, a criticare, a piangere, ridere, a discutere infine dei problemi veri del paese, il lavoro, la parità di genere, l’eguaglianza sociale, la scuola, la salute, le pensioni, i figli e cosa si voleva fare per loro.

In breve dimenticarono Talk Show, dame, damazze, leccaculo, servi multimediali del potere, dibattiti un tanto al chilo, bravi presentatori, culi di scimmia, voltagabbana, falsi profeti, scrittori del cazzo, nuovo che avanza, svolte generazionali, musicisti di merda, ex di potenti, gigolò di Stato, icone pop, comici da strapazzo, opinion leader de noaltri, polemiche da imbecilli, vecchie carampane, insipide mummie, cerchiobottisti, twitstar, uomini per tutte le stagioni e tutto il caravanserraglio puzzolente e sgradevole che li aveva tenuti schiavi per decenni.

E quando il governo ripristinò la normale programmazione televisiva, la percentuale di telespettatori era ormai calata del 65%. E quando i social network ripresero a funzionare, ci fu un calo della presenza in rete del 73%, esclusa la fascia di programmazione del Festival di Sanremo che ebbe nel 2024 uno share e un engagement in rete simile a quello del 2013.

Con una rapidità che fece scalpore in tutto il mondo, il “Popolo Italiano” finalmente si destò e si ricostituì nelle sue differenze componibili, nelle sue Classi portatrici di interessi, nelle poche ma solide fondamenta condivise. E il paese riprese il suo cammino nella Storia.

Nelle settimane seguenti, circa 15 milioni di persone (duecentomila per la Questura) si costituirono in “Comitato di Liberazione Nazionale” e occuparono pacificamente quegli spazi dove appena qualche ora prima avevano letto, discusso, ballato, mangiato piadina e ciccioli tutti assieme.

Lo sciopero generale del novembre 2024-gennaio 2025 fece impallidire per partecipazione e impatto quelli del 1943 e segnò il punto di non ritorno. Il Governo dell’Amore e della Pacificazione cadde di schianto davanti a questa mobilitazione popolare formidabile. Le Camere vennero sciolte il 14 febbraio 2025, giorno di San Valentino, da allora Tenerona Festa Nazionale.

Enrico Letta, Carlo Letta, Giuseppe Letta, Francesca Letta e Concettina Letta, rispettivamente Presidente del Consiglio, Presidente di Finmeccanica, Club Alpino Italiano, Unioni Bocciofile Italiane, Ministro della Salute-partecipazioni-statali-propaganda-esteri-interni-economia e welfare, salirono sul primo velivolo disponibile e raggiunsero il vegliardo Silvio Berlusconi al resort “la suora birichina” di Malindi, dove fissarono la loro nuova e definitiva residenza.

Gli altri membri del GdAeP fecero velocemente perdere le loro tracce, a parte quelli che, come sempre, riuscirono a riciclarsi come “il nuovo dell’esperienza nella continuità del valore intergenerazionale” e a parte il Deputato Boccia, il cui fatale errore di confondere l’aereo che lo avrebbe portato all’estero con un elicottero antincendio, divenne il tormentone estivo del 2025 con il tag Twitter #Bocciato.

Poche settimane dopo il Presidente Perpetuo Giorgio Napolitano rassegnò le dimissioni, ritirandosi a vita privata con la sua Cloe, che divenne la più felice e soddisfatta (vibrantemente) vecchietta del paese.

E il cambiamento ebbe inizio. E fu rapido, innarestabile e profondo. Come l’acqua non più contenuta dagli argini, l’onda della modernità invase il paese e spazzò via caste, oligarchie, boiardi di stato, dirigenti inetti delle ASL, abitudini consolidate, angeli del focolare, ragnatele e rendite di posizione, luoghi comuni, sessismi, razzismi e monumenti sbrecciati.

Nulla, proprio nulla, fu più come prima.

E domani, 25 dicembre 2033, sembra ieri, festeggeremo oltre al Natale, anche l’anniversario di quei gloriosi avvenimenti.

Sarà una giornata di ricordo e di cerimonie e visto che quasi tutto il paese spegnerà la TV, come è ormai consuetudine nelle feste e in questa festa in particolare, suppongo che si parlerà poco delle prossime elezioni e della intensa campagna elettorale degli ultimi mesi, centrata sul futuro per questo paese in un contesto cambiato velocemente grazie al recentemente insediatosi Parlamento Europeo dei Popoli, che l’Italia ha così fortemente voluto.

Si è anche discusso animatamente, ma con una profondità che avevo scordato, di politica industriale, agenda digitale, riorganizzazione della pubblica amministrazione e riforma del Servizio Sanitario Nazionale per estenderne ulteriormente i servizi. E per decidere dove investire i risparmi generati dall’abolizione dell’Esercito Italiano, a favore del Nuovo Esercito Europeo, sono volati gli stracci e i ceffoni.

E noto solo ora mentre scrivo, che non si è parlato molto di scuola e cultura e patrimonio culturale e nemmeno di diritti della persona, di Stato Laico e di parità di genere. Forse perché sono temi ormai radicati nel sentire comune, normalità condivisa della Amministrazione dello Stato e del vivere di tutti i giorni. In fondo, solo uno sciocco oggi metterebbe questi argomenti in una piattaforma elettorale.

Ma si sta facendo sera e freddo e le dita battono sulla tastiera sempre più lentamente, è proprio della vecchiaia confondere il sogno con la realtà e non vorrei esagerare con ricordi sempre più confusi.

Se non vi dispiace, ci terrei a concludere queste mie note, ricordando le parole antiche del discorso di insediamento della giovane donna di colore che divenne Presidente della Repubblica, la notte di Natale del 2025.

Sarò la Presidente di tutti, sarò la Presidente di una società di anticonformisti, di eretici l’uno all’altro e quindi di individui. Garantirò i Diritti di ognuno e la Libertà di tutti, le Istituzioni tuteleranno il Cittadino, coltivando l’allergia all’ossequio e perseguendo il nobile ossimoro di costruire, o almeno tenacemente approssimare, una comunità di dissidenti.

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

E come diceva quello che di Natale se ne intendeva, Buon Natale e che Dio ci benedica.

Ci benedica a tutti.

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