Un racconto del Natale 2033. Capitolo II – Il lungo inverno del ’23

di AsinoMorto

(il Capitolo I lo trovi qui)

Il Governo dell’Amore e della Pacificazione procedeva nella sua azione, ovvero non faceva assolutamente nulla, a parte perpetuare se stesso.

Ogni tanto, il torpore del paese veniva interrotto da qualche spregiudicata azione di gestione del consenso, come nel cosiddetto “giorno della carta igienica”, del febbraio 2020.

In un solo giorno, tutte le scuole del paese vennero approvvigionate di carta igienica, come non succedeva dagli anni ’90 e questo bastò alla propaganda di regime per vantare “la grande attenzione per i problemi della Scuola”.

Se ne parlo per settimane e molti cittadini, sinceramente entusiasti, speravano che il paese fosse veramente a una svolta. Ma nulla cambiò, la carta igienica finì e della scuola non si parlò per i cinque anni successivi.

Nel frattempo, la crisi continuava a mordere, nonostante le assicurazioni che “il peggio fosse ormai passato”.

La classe media impoverita e impaurita, si era ormai adattata a vivacchiare con il mercato nero (nel 2021 il Governo licenziò la TAMEN, Tassa sul Mercato Nero, di fatto legittimandone l’esistenza e le attività) e si arrabattava per sopravvivere, ponendosi ai margini del Potere come ceto cortigiano, parassitario e colluso e accontentandosi di qualche piccolo privilegio, come il cane si getta sugli avanzi del lauto pranzo del padrone.

Le classi popolari e operaie, che incominciarono a chiamare se stesse “prolet”, conducevano una vita di miseria, segnata però da un flebile ma deciso recupero della coscienza di classe e del valore della solidarietà comunitaria.

E fu proprio in questa rinata consapevolezza, che la Resistenza nacque e si rafforzò. Come un secolo prima, piccoli gruppi di dissidenti, di ogni mestiere, censo e cultura, si incontrarono, parlarono, trovarono affinità più che differenze, fecero patti e accordi.

L’ottimismo della volontà del ceto intellettuale frustrato e l’energia vitale dei lavoratori vessati si saldarono e rafforzarono l’un l’altro. E cominciarono a organizzarsi e a pensare al futuro.

Un grande ruolo in questa fase, fu quello della rete. Non certo Facebook o Twitter, che da anni erano diventati lo “sfogatoio” di ogni disagio, pilotati dal Governo che li usava per controllo sociale, flame tossici, campagne di distrazione e pubblicazione di foto di gattini, ma piattaforme alternative come la vecchia i.dentica, non a caso resa illegale dal cosiddetto “Decreto Boccia” del 2017.

Spostandosi di server in server, nascondendo hard disk negli zaini e big data dietro invalicabili firewall, la Resistenza utilizzò la rete per organizzare la propria struttura clandestina, smontare flame, pianificare azioni di dissenso, diffondere speranza.

Fu un periodo di repressione, che la faccia buona del Governo era appunto di facciata e sotto i bei modi da padre di famiglia si nascondeva il marcio di uno Stato corrotto e corruttore, tanto più feroce, quanto più debole e incerto.

E non si contarono i Martiri, alcuni tuttora sconosciuti dietro i nickname fantasiosi che avevano scelto per proteggersi.

Ma nulla potè fermare il vento. Giorno dopo giorno, le fila della Resistenza accoglievano nuove leve. Giovani, anziani, donne, uomini, di ogni colore e provenienza, come è proprio dei banditi e dei patrioti.

La Nuova Italia nasceva nell’ombra, ma aveva i colori dell’arcobaleno e il profumo delle spezie e delle sue donne. E non era la prima volta e forse non sarebbe stata l’ultima.

Dopo anni faticosi e difficili, quella che più tardi venne chiamata “la lunga traversata del deserto” si concluse Il 23 dicembre 2023 quando, in pieno clima natalizio, azioni militari coordinate e mirate, cui parteciparono tra gli altri, reparti della Brigate Gobetti, Gramsci, Berlinguer e Aldo Moro, il nucleo operativo “Pertini”, il gruppo d’attacco “Costituenti di Calamandrei”, i famosi “collinari di Fenoglio” e i temuti e imprendibili “invisibili di Calvino”, distrussero o danneggiarono irreparabilmente tutti i ponti televisivi, radio e ripetitori della penisola.

Contemporaneamente, i “ragazzi di Ritchie”, geek sfrontatamente preoccupati più della acne giovanile che delle ritorsioni della polizia politica, assieme ai mortali hipster del GAP (Gruppi Attacco Pinterest) attaccarono e misero in DoS i server di gateway su cui transitavano le piattaforme Twitter, Facebook e di altri social network, mentre gli hacker cattolici noti come “i figli di M@ri@” intasavano YouTube con spezzoni di film di Marcellino pane e vino, Peppone e Don Camillo e Francis il mulo parlante, a scopo didattico, pastorale e per seminare panico e sconcerto nella rete.

In quei giorni divennero famosi “gli Arditi distinguo di Civati” e “le aquile di successo di Matteo”. I primi erano soliti chiedere scusa per il disagio alle vittime delle loro incursioni. I secondi, per ogni ripetitore abbattuto, facevano saltare una installazione logistica della Resistenza, così da rimanere equidistanti, pur nello schierarsi nettamente ma dialetticamente al centro della destra nella sinistra del movimento di Resistenza.

C’era anche la Brigata Silvio, ma suscitò diffuso sospetto e molte perplessità, a partire dal grido di battaglia “per libertà e figa mai troppa è la fadiga!!”, che pareva richiamare tempi e modi antichi e non più consoni alle nuove sensibilità.

E non si possono dimenticare le coraggiose azioni dei “tacchini di Bersani sul tetto”, gruppo di attempati esuli del vecchio Partito Democratico, capitanati dall’ex segretario, specializzati in azioni ad alta quota.

E poi il Gruppo di Azione Lesbica, i Nuclei d’attacco della I, III e IV sezione E del Liceo Parificato “Fabrizio De Andrè”, le inarrestabili “locomotive di Guccini”, i reparti della Brigata “Totti Maggico”, le mortali “Stelle di Natale”, i reparti della Divisione “food blogger per la rivoluzione”, i coraggiosi “Coatti di Fabio Volo”, le “Tigri di Instagram”, i reparti di “Giustizia, YouPorn & Libertà” e tanti altri, che qui non si possono menzionare tutti.

Io facevo parte della Brigata “Tempi difficili”, assieme a quei nostalgici sboroni della “X MAS Carols”, ai “fantasmi dei natali passati”, ai “bastardi di Scrooge” e militavo nel V Corpo d’assalto “Piccoli Timmy”.

Ci chiamavano così perché eravamo tutti tra i 40 e i 50 e più di là che di qua, storti e zoppi per gli acciacchi, che tra l’altro l’inverno 2023-2024 fu molto freddo e rigido; ma in fondo, tra cervicali e stiramenti, ci facemmo onore. Che tempi quelli.

Grazie al coraggio di questo manipolo di Eroi, pochi ma determinati patrioti, l’Italia si scoprì alla vigilia di Natale, senza televisione e social network, per la prima volta da decenni.

La Resistenza sapeva che per ripristinare le comunicazioni televisive e radiofoniche, nonché la funzionalità dei network sarebbero servite almeno 12 settimane, senza contare le azioni di sabotaggio che i reparti della Resistenza erano determinati a compiere al costo della vita (se proprio proprio era necessario ma proprio proprio, aggiungevamo noi Timmy del V, che tenevamo famiglia).

In quelle 12 settimane, secondo i piani della Resistenza, doveva cambiare tutto. Il lungo inverno del ’23 avrebbe lasciato spazio alla primavera.

(continua al Capitolo III qui)

Annunci