Il pazzo

di AsinoMorto

E’ sempre lì a una certa ora, curvo da un lato, come un albero che le ha prese di brutto dal vento. Sghembo che ormai cade.

Più o meno stesso vestito che Presidente era ancora Pertini che giocava a scopone e fumava la pipa.  

Quello invece sigaretta. Ha sempre la sigaretta in bocca. Per dire, tutta salute.

Inforca un cappellino da baseball, ma a essere sinceri il termine giusto è “assimila” un cappellino da baseball da quanto si vede che non se lo toglie nemmeno per dormire e non voglio sapere niente di più, di quello che c’è sotto.

Saluta le macchine che passano, tutte, una dopo l’altra, tutte, non se ne perde una.

E mentre alza la mano nel gesto del ciao, tutto il resto del corpo ondeggia dall’altra parte, come per garantire un equilibrio precario, come quei cani giocattolo che si vedono nelle macchine tra i cuscini a forma di cuore, con il collo snodabile che fa ondeggiare la testa al movimento della macchina, quello strano movimento un po’ alieno e l’occhio vuoto di plastica. 

Ecco, lo stesso movimento alieno. L’occhio vuoto di plastica, uguale.

Poi saluta te, alzando la mano in alto, troppo in alto, come il tono di voce che usa per salutarti, che non è urlare, è solo il tono che non ti aspetteresti, abituato come sei alla pedante normalità del passare oltre, nascondendo l’indifferenza all’umanità che ti ignora, dietro un buongiornobuonasera senza impegno, formale e freddo, come la lapide di un uomo che non fu mai curioso.

Ma quello si vede che è pazzo completo, confuso come la ragnatela di rughe sulla sua faccia stramba, storta e sghemba come la postura o forse viceversa.

L’altra volta l’ho visto in un vicolo in centro, pisciare in un angolino, come se niente fosse. Aveva il cappello in testa.

E’ un tipo poco raccomandabile, un fallito, un rifiuto della società e non capisco come non l’abbiano ancora rinchiuso in qualche istituto. Per il suo bene, per ripulire le strade, per tornare alla pedante normalità di un saluto pedante, formale e freddo. Rassicurante.

Se non fosse che il mio cane, non ci crederete, ma il mio cane abbaia agli stronzi e alle brutte persone e non è questione di vestito, postura, atteggiamento, stato, censo, cultura, razza, sesso, dopobarba o cosa, ma è scientifico, una certezza comprovata in mille verifiche a posteriori, sacrosanto come quel proverbio inglese che dice che non è bene andare d’accordo con chi non va d’accordo con il tuo cane.

E niente, non ci crederete, ma il mio cane a nessuno dedica più feste, festine e saltelli, il mio cane, a quel pazzo. E ogni volta che lo vede vuole subito avvicinarsi, tutto affettuoso e felice e scodinzola come un cane pazzo, pazzo anche lui, intendo.

Ecco, per quello che vale, è per questi dettagli, se li vuoi notare, che poi ti vengono i dubbi, su come funziona l’umanità.

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