Favola di animali e di sconfitte

di AsinoMorto

C’era una volta un moscerino spiaccicato, un’ape acciaccata, un cavallo appena morto e un cane molto triste. C’era anche un fiore ciancicato e una farfalla.

E dovete sapere che il moscerino si era spiaccicato contro il parabrezza di un SUV Alligator 980 cavalli, interni in pelle di canarino e finiture in titanio e panda, guidato da un brutto ceffo affiliato a una cosca potente. E il moscerino ci aveva provato a fermarlo quel brutto ceffo, non che sperasse di riuscirci, ma per principio, per sfida, perché sentiva che andava fatto.

E l’ape era tutta acciaccata dopo aver punto il nasone di un mega-super manager di una multinazionale globalizzata che sfrutta i bambini e inquina la terra e l’aria e inventa pubblicità dove tutti si vogliono bene e sognano un mondo migliore ma solo per finta.

E chissà cosa aveva in testa quando non ci aveva visto più, forse che alle api puoi fare di tutto, ma l’aria, quella deve essere fresca. Non per respirare meglio, ma perché il miele deve essere sincero e sapere di tiglio.

E il cavallo era morto, stroncato dalla fatica, sfruttato da un avido, turpe figuro che approfittava di lui e della sua forza. E lui andava avanti, un giorno dopo l’altro e quando alla fine è caduto di schianto, il povero animale, schiacciando un fiore, povero fiore, pare che avrebbe voluto dire ti disprezzo uomo da nulla, che possiede tutto, senza avere niente. Il tuo potere ha la durata della notte buia e io non ho la rivolta nel sangue come l’aquila o il leone, so solo lavorare come un cavallo per non avere paura di nessuno, per poter guardare tutti dritto negli occhi, anche gli sfruttatori come te.

E sappi che quando il sole arriverà, io e te non lo vedremo, ma almeno io, credimi, io lo avrò sognato.

Ma siccome è noto che i cavalli non parlano, non fece niente di più che morire in silenzio, senza un lamento, senza un rimpianto con un ultimo sguardo al suo amico cane che era molto triste e abbaiava sconsolato, perché il cavallo era suo amico e quando si dice solo come un cane, dovresti aggiungere sì, è solo, ma solo perché lo hai abbandonato tu.

E niente, così va il mondo. Ma a questo punto, anche se pare che questa storia sia decisamente triste e dolorosa, vi prego non fermatevi qui, proseguite ancora un po’.

Perché forse vi interesserà venire a conoscenza che il brutto ceffo si fermò per strada a pulire il parabrezza, bestemmiando come un turco, sporcandosi la camicia bianca da 1.500 euro e allora prese a bestemmiare ancora di più e insomma il brutto ceffo arrivò in ritardo alla assegnazione dell’appalto che avrebbe vinto corrompendo l’assessore che non vedendolo visse la giornata più onesta della sua vita ed è vero che tornò a casa senza busta ma per un attimo, solo per un attimo, assegnando l’appalto a un giovanotto meritevole che appunto se lo meritava, solo per un attimo dicevamo, si sentì bene e contento e baciò sua moglie come non la baciava da anni. E niente, quella sera non guardarono la tivvù.

E il giovanotto meritevole, che era anche di belle speranze, con i soldi onestamente ricavati dalla perfetta conduzione dell’appalto, se ne andò lontano a inseguire i suoi sogni e mise su una piccola ma carina rivendita di prodotti tipici della sua terra, tra cui un assai gradito miele di tiglio.

Pensa te la combinazione, pare che quel miele fosse prodotto da un ex-manager che aveva deciso di cambiare vita, quella volta che lui, tutto di un pezzo, uno di quelli temuto da tutti, aveva rovinato un importante briefing, che aveva un naso rosso e grosso come un peperone e tutti lo scherzavano, punto da un ape che venne presa a bastonate e sai l’ex-manager, allora ancora manager, che ti fa ? All’improvviso si alza in piedi, proprio in mezzo alla riunione e se ne va.

E le ultime parole che si ricordano di lui sembra siano state “era il mio sogno da bambino, lavorare con le api, produrre miele, miele che sa di tiglio”.

Che poi, pensa te, il giovanotto meritevole, che era anche di belle speranze, incontrò un giorno una ragazza triste che era scappata via di casa in una notte buia e fredda ma senza pioggia, che le sue lacrime erano più che abbastanza, scappata perché non poteva sopportare più un padre avido e imbecille che sapeva solo urlare e frustare e arricchirsi e quando il suo cavallo cadde morto, decise che la misura era colma, la goccia aveva traboccato il vaso, che #mobasta, insomma che era abbastanza.

Abbracciò l’animale come faceva da bambina, strappò il fiore ciancicato da sotto il suo corpo che stava diventando freddo e scappò via, nella notte buia e fredda, ma senza pioggia, che le sue lacrime erano più che abbastanza, lasciando il padre avido e imbecille in mezzo alle sue ricchezze e solo come un cane.

Anzi peggio, perché il cane assai triste, che poi era triste per il suo povero amico cavallo che era appena morto, mollò tutto e andò dietro alla ragazza, nella notte buia e fredda, ma senza pioggia eccetera eccetera.

E le offrì il suo pelo folto per riscaldarla e la sua coda scondizolante in cambio di un sorriso e quando finalmente la notte buia e triste ma senza pioggia, lasciò lo spazio a un’alba di quelle belle, belle come nei film, il cane fu felice, come solo i cani sanno essere quando sanno che non saranno mai più soli.

E quando, guarda te i casi della vita, la ragazza incontrò il ragazzo, quello meritevole e di belle speranze, il cane capì che la fortuna stava girando e non smise più di abbaiare ma dalla felicità, creando peraltro qualche problema con i vicini, ma questa è un’altra storia.

E pare, ma solo pare, che quando dall’amore dei due ragazzi, che l’amore esiste ancora, nacque una bella bimba riccia e dagli occhi color di pioggia, pensa te che strano il mondo, la ragazza crebbe con il coraggio del moscerino, la dignità dell’ape, la forza del cavallo, il cuore del cane e non smise mai per tutta la vita di cercare la bellezza imperfetta nel fiore ciancicato che sua mamma strinse forte al petto, in una notte di cui ormai sappiamo tutto.

E se valeva la pena di arrivare fino a qui, forse è perché adesso sarebbe il momento della morale e mi piacerebbe dire che riguarda chi vince e chi perde in questo strano mondo e delle porte che si chiudono e dei portoni che si aprono.

Sarei inoltre tentato di affermare con una certa convinzione che la vita è un parabrezza e un gran nasone rosso e fatica e lacrime e tristezza. Ma c’è anche miele che sa di tiglio e belle storie da non riuscire a raccontarle tutte e bambine dagli occhi color di pioggia e fiori e cattivi che cambiano vita e cani non più soli come un cane e amori veri e che, insomma, dopo la notte buia e fredda, l’alba è ancora più bella.

Ma credo che la morale, la morale vera, intendo, la conosce solo la farfalla.

Se non fosse che quella, dispettosa, è appena volata via.

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