Trema, suda, brucia

di AsinoMorto

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell’anima e nel cuore.

Brucia. Ancora una volta, una volta sola. Stavolta mi sistemo, me lo sento, le scarpe del bimbo possono aspettare, crescono i bimbi, me lo dicevano che le scarpe, ma possono aspettare. Appena vinco compro tutto il negozio, scarpe d’oro e alla madre, merda ma dai ho perso anche questa volta, ci sono andato vicino però domani riprovo domani.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Trema, brucia. Ancora una volta, questa volta è la volta buona, lo pagherò domani oggi non rispondo al telefono lo pagherò che oggi vinco quello stronzo avanti fortuna del cazzo che non ho mai vinto niente ma oggi il vento gira me lo sento è andata male la sfiga la odio la sfiga. Dio, no, no, no.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Brucia, suda, trema. Questa è la volta che è la volta buona che non torno a casa se non vinco che non ho mai vinto niente in questa vita schifa perché proprio a me il cassetto si è rotto quando l’ho forzato era chiuso a chiave come faceva la nonna chissà cosa aveva paura e la chiave senza chiave la serratura si è rotta, mi sono fatto male mi trema la mano, brucia la mano i polpastrelli mi fanno male.

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

Suda, trema. Gli ultimi risparmi, la collana della nonna intanto non se ne accorge nessuno a parte la serratura rotta ma cosa vuoi da me oggi vinco che è la volta buona e le comprerò dieci collane e diamanti oggi vinco. E il cassetto lo cambio il cassetto e la serratura. No, ancora, no.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Dio, brucia, perdere, brucia, oggi che giorno è, ho visto quello che mi guardava storto mi porta sfiga lo stronzo vuole vincere tutto lui un caffè ho bisogno di un caffè brucia sto tremando brucia. Domani, sì, domani.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Brucia, trema, suda. Ultimi 10 euro, il costo di una pallottola, il costo di una corda, quanto costa non riuscire a guardare tua moglie negli occhi, non torno a casa non torno, guardami Dio, cazzo, guardami.

Aiutami. Scegliere. Ancora una volta la fortuna. O la corda. Perdonatemi, non volevo è andata così. Mi tremano le mani.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m’ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.

Non posso impedirti di bruciare, ma posso chiedere di toglierti i fiammiferi.

13 giugno 2013, blogging day #noslot (anche qui e qui). I versi sono di Fabrizio De André. Le parole, quelle, sono già bruciate via.

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