I funerali del 2053

di AsinoMorto

Il 2053 è uno strano anno, un po’ grigio e senza primavera e sembra che stiamo morendo tutti, uno dopo l’altro.

Ieri è morto un potente, vecchio, vecchissimo, quarant’anni prima, quando era già vecchio, era uno di quelli che aveva l’Italia in mano. Si era chiuso in Parlamento, arroccato nel suo fortino assieme a quelli come lui.

E allora l’Italia era bloccata, ferma, immobile, stagnante, morta. Come ora, per dire, che noi ci siamo abituati a non cambiare mai.

E al funerale c’erano potenti come lui, tutti vecchi, vecchissimi. C’era il gruppo di pressione schierato in bella mostra dietro ai Rappresentanti delle Istituzioni, alla Curia e alla Massoneria, in alto a destra, strategicamente defilati dietro alla navata in penombra di una chiesa transennata e protetta da poliziotti in tenuta antisommossa.

E un maxischermo per chi restasse fuori e il live-tweet opportunamente preparato come uso e abitudine consolidata e la tele-video-stream-social-cronaca di un pool di vip dei media main-stream.

Ma fuori non c’era nessuno, sulla rete non c’era nessuno. Perché quel vecchio in vita aveva avuto tutto: potere, denaro, sesso con uomini-donne-minorenni-caloriferi-animali, privilegi bizantini e persiani.

Tutto, tranne il rispetto del Paese, tranne l’affetto schietto, quello popolare, nemmeno quello della vecchietta all’edicola della fermata del bus. Nulla ebbe mai, che non avesse dovuto pagare.

C’erano tanti come lui al suo funerale, alcuni pagati a ore, un tanto ad applauso. Ma è morto solo, solo come un cane.

Mercoledì è morto uno di quelli che quarant’anni prima lo chiamavano super-giovane, uno di quelli che erano saliti sul carro del vincitore, che non è facile a dirla tutta, non sbagliare carro mai, è un talento come un altro.

E li chiamavano super-giovani ma di giovane non avevano nulla, se non l’energia possente e sterile di seguire le orme dei vecchi che avevano deciso di cooptarli, dei vecchi che avevano deciso di riprodursi e tramandarsi in loro.

E quello morto ieri era una persona intelligente, buone scuole e belle frequentazioni, chissà forse avrebbe anche potuto fare belle cose, se non fosse stato schiacciato da zii eterni, parenti importanti, triangolazioni opprimenti, amicizie influenti.

Se il suo destino non fosse stato segnato da altri. Se solo avesse avuto il coraggio di vedersi artefice della sua fortuna e non emule interprete della fortuna assegnata ad altri. Ma in fondo, perché avrebbe dovuto ? Forse che la pappa pronta non piaccia a qualcuno ?

Al suo funerale c’era poca gente, quasi tutti zii e ex super-giovani come lui. Anche qui Poteri Forti e Istituzioni. La Massoneria no, si sono limitati a una telefonata di cortesia.

Qualche vecchietta c’era, però. Che qualcuno ci credette quarant’anni prima, che erano così a modo i super-giovani, così educati e perbene, parlavano sempre di cambiamento e rinnovamento. Ci sarebbe voluto una maggiore percezione delle cose, per capire che era solo una finzione.

La settimana scorsa invece è morto un quasi-giovane, uno di quelli che quarant’anni fa aveva dai 35 ai 50 anni più o meno circa, che non era più giovane anagraficamente parlando, ma del giovane aveva la voglia di cambiare, l’inquietudine e la consapevolezza che un mondo era crollato e che se ne doveva mettere in piedi un altro.

C’era parecchia gente al funerale, tutti un po’ confusi, che nessuno ricordava molto di lui e anche io non saprei dire se era un politico, un professore o un manager o chissà cosa.

Ho solo qualche memoria confusa di qualche bel tweet, aveva un bel blog dove si scagliava contro vecchi e potenti e a qualcuno forse ha regalato qualche sogno, forse.

Ma non ha combinato molto nella vita, mi sembra di ricordare. Non è che gli mancò il coraggio, ma la forza e la cattiveria e davanti a lui le vecchie faine non si facevano certo incantare, tantomeno scalzare da chi non avesse tempra e unghie.

E lo stavano a sentire, qualche volta lo isolavano, ma senza troppo impegno, che in fondo non c’è niente di meglio di un bel post furente e sdegnato, per ravvivare la giornata di potere di un vecchio potente. Che il problema con i super-giovani è che sono noiosi e ti leccano sempre il culo e ci vuole, ogni tanto, qualcuno che ti rompa i coglioni, senza pretese.

Insomma, questo, mi par di ricordare, era una promessa, ma si perse nei distinguo; era intelligente e preparato e progettò, articolò, sviluppò, discusse, circostanziò.

E poi invecchiò pure lui e i vecchi, quegli altri intendo, alla fine si dimenticarono pure che esistesse.

E al suo funerale in fondo erano parecchi. Uno mi dice, sa cosa, caro mio, è che allora non erano affamati, parlavano di uccidere il padre, ma del padre in fondo avevano ancora paura. Anzi, a dirla tutta, avevano paura di diventare loro, i padri.

E allora, caro mio, a dirla tutta facevano melina. Erano come tweet, una suggestione che si perdeva nel vento. Si figuri, caro signore, se gente come quei vecchi, con un metro di pelo sullo stomaco, arroccati nel loro tetragono, oligarchico, inattaccabile sistema di potere, potevano avere paura di uomini come quelli.

Anzi, quelli erano il più grande successo dei vecchi, che avevano inculcato in loro il tarlo della rassegnazione e del dubbio, della tremula e dannata sensazione di essere nel torto. Che la Rivoluzione, anche quella piccolina, si deve fare con l’approvazione dei Carabinieri.

Ma si ricorda, caro lei, i funerali di quarant’anni fa, che sembrava stessero morendo tutti, le donne e gli uomini quelli veri, che venivano da tempi difficili, forti e violenti, dove si moriva e ti ammazzavano e quella era tutta gente che il loro destino se l’era andato a strappare via coi denti, senza guardare in faccia nessuno. Che avevano fatto cose e visto gente e si erano costruiti la lapide pezzo per pezzo, parola per parola, ogni giorno. I padri li asfaltavano proprio, ecco.

E quello me lo ricordo bene, ai funerali c’era sempre la folla. E applaudiva e Bella Ciao e chi piangeva, no sul serio, piangevano.

E ricordavano tutto.

Invece questo cosa ha fatto nella vita ? Abbia pazienza, ma non ne ho memoria. Credo qualche tweet, un bel post, ecco, niente, credo, niente di più.

Si è fatto tardi, vado, che in TV c’è Ballarò, caro mio, si parla delle larghe intese, sono sempre gli stessi e non se ne vanno mai.

Cosa vuole caro lei, buonasera, saluti alla signora.

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