Filastrocca della marmotta

di AsinoMorto

Hanno vinto loro.

No, non i fascisti, i golpisti, i servi dei complotti internazionali, che quelli forse non sono nemmeno il peggiore dei mali.

No, hanno vinto le tagliatelle, fatte con le mani della nonna, mangiate con il ragù, dicendo a mezza bocca, mamma mamma le tagliatelle, le tagliatelle come le fai tu.

Hanno vinto quelli del focolare e la mia signora e la donna che non si tocca nemmeno con un fiore, però certo, un po’ se l’è andata a cercare.

Hanno vinto i bravi figli, quelli giovani ma nati vecchi, raccomandati dal Curato, che è un ragazzo così intelligente, quasi come il suo famoso parente.

Hanno vinto i piccioni, che volano bassi, son quelli dei fatti non pugnette, quelli che cosa vuoi che sia, la cultura, la scuola, la poesia, pensa piuttosto all’economia.

Hanno vinto i vecchi e i nonni e i bei tempi andati, dove tutto andava bene, che noi non siam cambiati.

Hanno vinto quelli del Rotary, del Lions e della Cannottieri di Viggiù, mica perché sono i poteri forti, è perché son così distinti, di così non se ne vede proprio più.

Hanno vinto quelli che parlano di rinnovamento, giovani e responsabilità, ma dietro alla neolingua, c’è il nulla, il vuoto, le solite, imbarazzanti ambiguità.

Hanno vinto quelli della paura, che il mondo li spaventa, che è meglio l’eterno giorno della marmotta, che è l’animale perfetto, per i figli di mignotta.

Hanno vinto quelli che va bene così, quelli che a parlar di cambiamento ti guardano fingendo attenzione e interesse, tanto loro lo sanno, che le facce saranno sempre le stesse.

Insomma, hanno vinto anche stavolta, eterni virtuosi dell’ardita giravolta, quelli del potere come fine, che non vogliono alcuna svolta.

E qui finisce la filastrocca, oggi a te, domani a chi tocca. Volta la carta, trovi il villano, come direbbe De Andrè, puoi avere tutto.

Ma non puoi avere me.

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