La città verrà distrutta all’alba

di AsinoMorto

Non credo sia una buona cosa ma in questi giorni mi viene spesso in mente quel film, “la città verrà distrutta all’alba“, non il remake adolescenziale pieno di bonone e bonazzi, quello originale di George Romero, che me lo ricordo come un film pieno di luce ma cupo e tremendo.

Che c’è una piccola città dove la gente è come tutta la gente delle piccole città, le piccole invidie, le piccole cose di pessimo gusto, cose così, insomma.

E però si scopre che la gente è profondamente stupida. E quando arriva il virus mortale che li fa diventare tutti cattivi e pazzi e quando incominciano ad ammazzarsi tra loro, la stupidità prevale.

E prendono decisioni stupide una dietro l’altra, ci prendono gusto alla stupidità e passo falso dopo passo falso, bum. Tutti morti e ciao ciao con la manina.

E la cosa bella del film è che ti viene il dubbio che il virus mortale non sia quello che li rende crudeli zombie assassini, ma quello della stupidità, che si annidava subdolo nella sonnolente comunità.

E aspettava solo la prima occasione per saltare fuori e fottere tutti.

Ecco, per dire la stupidità. Ma come abbiamo fatto a diventare così stupidi ? Che cosa abbiamo bevuto, cosa abbiamo mangiato ?

Che ormai crediamo solo agli slogan, parliamo solo per slogan, facciamo di incredibili banalità piattaforme programmatiche e prospettive per il futuro, ci fermiamo non dico alla superficie, ma proprio all’ombra che la superficie proietta e che scorgi da dietro le tende, oltre la finestra dai vetri sporchi. E ci va bene così.

E crediamo a tutto, crediamo che ci salverà “la riduzione dei costi della politica”, crediamo “che dobbiamo uscire dall’Euro”, crediamo “alla casta cattiva e noi buoni”, crediamo al “è sempre stato così”. Crediamo al Tecnico Incompetente e al Politico Improvvisato. Crediamo al “sono uno di voi, è uno di noi”, al “parlo solo a titolo personale”, alla “continuità nel cambiamento responsabile”. Crediamo al “niente accordi con nessuno”, al “e allora tu ?”. Senza contare il “sono tutti uguali” e il sublime e popolare “è tutto un magna magna”.

E ci fermiamo lì, senza pensare al dopo, non dico al domani ma almeno all’oggi pomeriggio. Ci accontentiamo della frase ad effetto e non ascoltiamo altro, non domandiamo altro.

Ci basta allinearci allo zeitgeist, ecco per dire, proprio quello e abbassare l’asticella. E siamo oltre al muoia Sansone con tutti i Filistei, siamo ignoranti come capre e Sansone ma chi è, un calciatore ? E i Filistei chi, la boy band ?

E tu niente, ci provi a discutere, a tenere alto il ragionamento, a fare domande, a spezzare slogan, a sollevare contraddizioni, a manifestare turbamento se Parlamentari invadono un Tribunale, a evidenziare perplessa preoccupazione se un tizio proiettato al Quirinale pensa solo a prendere per il culo il Presidente della Repubblica, a sottolineare incredulità se un magistrato si riduce la scorta nel giorno in cui morì il Marco Biagi che la scorta non l’aveva.

Ma lo capisci che in fondo non serve più a niente, è solo un modo per fingere che tu sia ancora sano, l’infezione non sia ancora arrivata a fotterti il cervello.

Ma ormai è troppo tardi, troppo tardi anche per te, ed è vero che non c’è più destra e sinistra, che da ogni parte ormai prevale il cretino: apolitico, apartitico, avulso, sostanzialmente incompetente e inconsapevole, banale, mediocre. Del tutto incapace di essere ammirato per una qualche sostanziale, piccola qualità.

uno vale uno. Cioè meno di zero.

E certo che qualche eccezione c’è, ma è solo questione di tempo.

Il virus ha vinto. Siamo stupidi, moriremo.

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