24 febbraio 2013

di AsinoMorto

Sedeva sul far del mattino, la penombra di un’alba che tardava ad arrivare.

Sedeva con lo zaino a fianco, pieno solo di foto ingiallite, libri sgualciti e gigabyte di ricordi, musica e racconti.

Sedeva con le scarpe ai piedi, fatte per camminar nel fango, per mangiar strada e calpestare sogni.

E guardava quello che sarebbe diventato il nuovo giorno, dietro i primi raggi di sole, che dicono che potrebbe cambiare tutto, come una aria frizzante che scaccia via il puzzo della palude ed è bello solo sognarlo, almeno per un istante.

Lo sapeva che non sarebbe cambiato niente, un giorno come un altro, troppi vecchi e polvere e cattivi pensieri, troppo acido nelle vene, di un paese cattivo, diviso e stanco.

Ma per un attimo volle credere e per un attimo sperò che potesse ripartire tutto, che si potesse ripartire da capo.

E la strada era là davanti, confusa e nascosta, appena un’ombra sulla neve, ma era là davanti, non poteva non vederla.

Si alzò, alzando gli occhi al sole, mise lo zaino in spalla e ci nascose qualche sogno, scrollò il fango dalle scarpe, il vento che cambiava tra i capelli.

Un ultimo respiro di aria fresca, il frastuono del battito del cuore.

La strada lo aspettava, riprese a camminare.

Annunci