Puntini sulle i e campi di battaglia

di AsinoMorto

Facciamo a capirci, che questi sono tempi che non si può prendersi in giro e lasciare le cose nel confuso e nel forse-che.

E insomma, mettiamo i puntini sulle i, che qui vuol dire rispondere alla domanda “e ora che facciamo ? E ora ma tu che fai ?”.

Ecco, sia chiaro, non lo so. O meglio so quello che non farò e so, poco, di quello che forse farò.

Quello che non farò è fare politica, in un apparato intendo. Perché credo fermamente che il politico sia un mestiere e anche un mestiere difficile e ci vuole preparazione e studio prima che passione e non si improvvisa. E uno dei danni più drammatici del berlusconismo è stato proprio dare discredito al “politico di professione”, come se fosse disprezzabile e sconveniente farsi cavare un dente da un “dentista di professione” o cose del genere, per dire.

La questione qui è che fare il politico non è il mio mestiere.

Quello che non farò è andare in piazza o in giro per comizi. Ci sono andato, un paio di volte, qualche volta li vedo in televisione o sulla rete, ma distrattamente, cose da domenica pomeriggio.

Perché i comizi servono a caricare il cuore e a contarsi, per darsi la forza e scaldarsi, tipo cose prima della battaglia, cognac da trincea. E a me queste cose non servono, scusatemi.

Quello che non farò è “partecipare”, esserci, firmare, compilare, banchettinare, industrializzare la diffusione di un’idea.

Perché è un equivoco brutto, generato da crisi morale e di coscienze, chiedermi di partecipare attivamente e quotidianamente allo sviluppo dello stato e del governo, andar per comizi e per banchetti. E’ un equivoco brutto invocare la mobilitazione permanente, la rivoluzione tutti i giorni, la perpetua chiamata alle armi. Che significa solo considerare normale l’emergenza, dare per scontato che si debba vivere sempre in un cantiere in lento movimento.

E’ un equivoco brutto vivere in decenni di completo immobilizzo, costellati da lampi di girare in tondo e che il giorno dopo sembra che debba cascare il mondo. E invece è solo effetto finto, da campagna elettorale permanente.

E’ un equivoco brutto chiedere sempre “ma tu che fai, ma che fai tu oltre a parlare” ?

Non funziona così, non funziona così per me. Non più. Questo non è il mio campo di battaglia.

Ho altri compiti e doveri e impegni ecco ora ve li dico, aprite le orecchie.

Devo cambiare, migliorare me stesso e la gente che mi circonda e dare per primo il buon esempio, essere civilmente rigoroso e gentilmente intransigente e restare umano e lucido e democratico e costituzionale e aperto. Devo sollevare contraddizioni, combattere ismi, sgamare cazzate, stroncare parole sciocche, essere il debole e soffrirne la mancanza di Diritti. Ciò deve essere normale.

E ora che ci sono le elezioni, devo votare accorto e devo riprendermi la Rappresentanza, devo diventare la spina nel fianco e il bastone nel culo dei miei rappresentanti, non gliene devo far passare una, alla faccia del porcellum, alla faccia del pessimo livello. La mia fiducia ha un peso. Un peso che grava proprio lì, sui tuoi coglioni. E stringerò, sappilo, stringerò con il mio disprezzo e con la serena consapevolezza di potermi guardare nello specchio senza vergogna. Con la formidabile forza di non essere ricattabile, dossierabile, che il mio prezzo è più alto dei tuoi fondi neri. Ciò deve essere ovvio.

Insomma, sappiatelo, voglio vincere il premio per il Cittadino Della Repubblica Italiana modello dell’anno, questo è il mio campo di battaglia. Prendete e portate a casa. Come se fosse una cosa normale e ovvia.

Un ultima cosa. Si sappia che se mai la cosa non funzionasse, se mai le cose andranno troppo in là e il destino avesse già in mente la mia piazza o la mia montagna, se i fautori della Rivoluzione ci avessero visto giusto, si sappia che non ci sarà zona grigia per il Cittadino Modello.

E sarò lucido e determinato, tagliente come un coltello e feroce come una tigre che difende i suoi figli, organizzato e feroce e non sarà facile venirmi a prendere, mettermi a tacere. Uccidermi.

Ma che Dio non voglia, che Dio non voglia.

Ecco, questo è tutto, non è molto come impegno, scusate tanto e lo so che non basta.

Ma è un inizio di normalità. Me lo farò bastare.

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