Parere non richiesto sul master di Oscar Giannino

di AsinoMorto

Scusate, ma vorrei dire la mia sulla questione Giannino-Zingales.

Che mi sembra di vederci qualche spunto interessante anche per chi non è direttamente interessato, ovvero per tutti gli Italiani che non sono professori di qualcosa e/o non hanno master da vantare e/o che non sono elettori di FARE.

Insomma, capita che Oscar Giannino vanti titoli accademici che si scopre non avere e il Prof. Zingales, fondatore come lui del movimento, a una settimana dalle elezioni, sbatte la porta e se ne va (e per i dettagli c’è la rete, dove tutto è già stato scritto).

E allora uno si ferma a pensare e non è facile avere una posizione, se sia stato un gesto di grande etica civile da rispettare o un errore grossolano da stigmatizzare.

E se sì, perché. E se no, perché.

Proviamo. Il perché non è certo il “così fan tutti”, che mi rifiuto di cascare nel frame del tutti colpevoli nessun colpevole.

Non è nemmeno il “ci sono cose più importanti”, che se parti così, alla fine non arrivi da nessuna parte. E c’è sempre qualcosa di più importante per chi non ha voglia di cambiare niente.

E non è nemmeno la giustificazione umana, la vanità, la debolezza. Che insomma, aspirare a cambiare l’Italia non è sport per signorine.

E non è nemmeno, infine, la questione meramente tecnica di come questa specifica bugia possa infrangere il contratto con gli elettori, che va bene l’accountability, gli anglosassoni e le parole che sono importanti, ma insomma il “c’è bugia e bugia” e capire questo, che distingue l’uomo dal pirla.

No, penso che il vero significato dell’episodio, stia nella manifesta incapacità politica, di management e “umana”, di gestire questa crisi da parte di figure, innegabilmente appartenenti al top di gamma del paese.

E attenzione, non sto parlando di regole del branco o di negoziazione dei principi. Sto parlando di gestire la crisi all’interno dell’organismo, per farla esplodere all’esterno solo quando è proprio necessario, se è necessario.

Sto parlando di quella percezione del reale e delle possibilità della propria squadra e delle proprie idee di reggerla, la crisi e eventualmente uscirne fuori più forte, più coesa, più convinta.

E allora ragazzi qui abbiamo un problema, nessuno se ne va finché non lo risolviamo e se il problema non è risolvibile, te ne vai, ma con l’onore delle armi e con la convinzione che tutto è stato tentato.

Perché se sei un marito o una moglie lo sai. Se sei un manager lo sai. Se sei l’allenatore di una squadra di calcetto lo sai.

Lo sai, che ci devi provare e devi avere la coscienza a posto che tutto è stato tentato. Lo sai che devi sporcarti un po’, “venire incontro”, trovare la quadra, fare sintesi, ascoltare, provare a capire.

Prima di buttare tutto all’aria.

Perché dopo non sarà più come prima, il tuo matrimonio, la tua squadra di pallone, il tuo team. La tua idea di futuro non sarà più come prima.

Tu, non sarai più come prima.

Perché nessuno ti ha imposto di essere Classe Dirigente, ma se vuoi farne parte, queste cose le devi capire.

E allora il punto, il punto vero è che nel cupio dissolvi di un movimento, vedo lo scatafascio del paese in preda all’individualismo e alla semplificazione dei problemi, che si nasconde dietro la tecno-grullaggine e l’etica purissima dopo aver mangiato incompetenza sesquipedale e merda a quintali per decenni e i due estremi, lo sapete che si toccano, vero ?

Dove i conflitti non si conciliano, dove io sono io e voi non siete un cazzo.

Dove io non ti ascolto più, che non ne vale la pena, che di niente in fondo, ormai, ne vale la pena.

Dove i processi in piazza e le umiliazioni pubbliche e i progrom e le epurazioni, ci vuole niente, che il nulla va alimentato da riti feroci e sciocchi.

E tua moglie, la tua compagna è una Puttana da bruciare nell’acido e il tuo team son tutti stronzi e le mie idee non valgono nemmeno il più sciocco compromesso, non ho amici da difendere, nazioni da salvare, sogni da realizzare.

L’importante è salvaguardare l’idea che ho di me stesso. E l’Etica diventa una scusa. E la Responsabilità, un impegno solo verso se stessi. E la competenza, ma competenza di fare che ?

E allora, complimenti a tutti, o voi irredimibilmente Italiani.

Complimenti, bravo bravo a Giannino che ha millantato ed è caduto, proprio lui, sulla propensione alla titolàlia, niente di più sciocco e tradizionale e carnalmente nazionale.

Complimenti, bravo bravo a Zingales e a tutto il gruppo che gruppo poi non è, che non si son nemmeno parlati e va bene tutto, l’etica, i principi, la competenza e il dato certo e il master che voi ce l’avete.

E bravi anche a tutti gli altri, che avrebbero fatto esattamente come voi.

Ma non sarete mai Classe Dirigente e Dio mi conceda di non avervi mai come Capitano in guerra.

E non parlatemi più di management, di start-up, di squadre di calcio, di amicizia, di lealtà, di sogni, di matrimonio e non parlatemi più del mio futuro.

Che alla mia Italia sola, spezzata, confusa, individualista e disperata, ci penso anche da me.

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