I vestiti nuovi dell’Imperatore. Su #montilive

di AsinoMorto

C’era una volta il Bel Paese, luogo dalle cento bellezze e dalle mille stranezze, luogo bloccato in un tempo antico in cui tutto era lento, organizzato su piani quinquennali, su tetragoni patti sociali poggiati maestosamente su pilastri secolari: la casa feticcio, moglie e buoi dei paesi tuoi, l’angelo del focolare, chi lascia la strada vecchia per la nuova. Qui era tutta campagna.

Luogo 1.0, si potrebbe dire. Restio alla modernità e riottoso al cambiamento, dove i vecchi sono al potere e per vecchi qui si intende non di anagrafe, ma proprio dentro. E quelli nati recentemente, sono i peggiori.

La prossimità e la cautela contadina. E la cortigianeria, nei secoli dei secoli.

E allora quando un Nuovo Politico, il Prof. Mario Monti, decide di scendere, anzi salire su Twitter con l’evento #MontiLive di sabato 5 gennaio 2013 per rispondere alle domande della gente, io dovrei dire, fico, qualcosa si muove. Finalmente.

E invece no, sono perplesso e stranito e anche un po’ stizzito e, sia chiaro, non per le questioni più tecniche dell’esperimento, di cui molto si è parlato. Ma per il retrogusto che la cosa mi ha lasciato in bocca.

Quindi non dirò niente riguardo al dubbio che l’operazione sembrava pensata a tavolino, continuazione della presentazione di marchio e slogan del giorno prima, come se qualche guru di marketing avesse consigliato avendo in mente circulation e target e il si parli male purché si parli che si va nel mainstream a prezzo modico. E’ la rete, bellezza, ti devi confrontartici, anche se controvoglia.

E non mi chiederò certo perché su Twitter e non su Facebook, che forse la presenza di giornalisti più sulla prima piattaforma che sulla seconda, chissà, ma chi sono io per indulgere in malizie ?

E nulla dirò sul numero di risposte (circa 15), rispetto alle domande (circa 2000), che stiamo sempre parlando di un candidato alla Presidenza del Consiglio e ci sta che facesse sintesi e si comportasse inconsapevolmente come una twitstar.

E niente esprimerò sulla qualità delle domande e sul mezzo in quanto tale, che altrimenti affermerei che si è dimostrato inefficace, senza offesa per nessuno.

Troppi bassi contenuti dal basso e pochi filtri e sintesi e qualità. E se io fossi un Dittatore dello Stato Libero Di Bananas, la prima cosa che direi è ci ho provato a gettare perle ai porci, ma mi avete subissato di domande tutte uguali, alcune pure sciocche, alcune che mi prendevano per i fondelli e quindi basta, esperimento finito, peggio per voi. Come diceva quello, l’opposizione democratica è come l’arrocco nella dama.

E tantomeno parlerò della qualità delle risposte, ehm ehm, che si è risposto solo a quelle finte (che ci stavano anche quelle, intendiamoci), ignorando quelle stupidine ma anche quelle vere (poche, ma ce ne sono state), puntuali, precise, circostanziate. Di una Società Civile, quella sì, che sa far di conto ma non vive solo di ghiande nel fango, come i maiali di Cyrano.

E sorvolerei sull’unico retweet del Nostro, riservato a una giornalista che apprezzava l’operazione. Che non va tanto a demerito della novella twitstar (che come molte twitstar indulge nel vizio di retwittare complimenti), quanto a imbarazzo della seria e preparata giornalista, che in certe parti del mondo quel retweet avrebbe suscitato qualche deontologico rossore.

E figurati se mi soffermo su cose da nerd, tipo il punto davanti al tweet e oddio che newbie chessei e wow e le faccine e tutto l’armamentario del minculpop 2.0 degli epifenomeni distrattivi.

E, alla fine, figurati se mi metto a parlare di Populismo 2.0 e di pericoli del mezzo e di nuovi totalitarismi e di quanto sia facile prevedere un futuro pericoloso di flame maliziosi e deificazioni a 140 caratteri. E di necessità di discutere di diritti e doveri del Cittadino Digitale, prima che sia troppo tardi.

No, la suggestione, dicevamo. E il retrogusto.

Perché è proprio vero che crediamo a tutto e siamo così ansiosi di cambiamento e siamo così abituati a non cambiare che ci basta che l’Imperatore cambi vestiti di tanto in tanto.

E lo sappiamo, lo sentiamo che sono trasparenti e che l’Imperatore è nudo e sotto i vestiti non c’è niente, ma ci va bene lo stesso e non è importante che l’Imperatore l’abbia fatto a posta per fotterci o inconsapevole vittima anch’esso di una modernità liquida e complessa.

Il punto è l’amaro retrogusto di metallo e rassegnazione, come se dal basso del nostro presente, immemore di passato e scettico di futuro, ci bastasse il tentativo, vedere l’asticella, scaldarci di finzione.

E così, fingere novità e cambiamento, cambiare il mezzo senza cambiare il messaggio e cambiarlo goffamente, senza impegno, sbagliando e dicendo niente, diventa comunque un alito di vento fresco, dai, vabbé. Meglio una faccina e un wow, della solita merda.

Possiamo solo migliorare, ecco. E poi basta, domani si riparte.

Si riparte a girare in tondo, tutti nudi, tutti un po’ complici, senza migliorare mai, senza andare da nessuna parte.

Wow!

;'(

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