Normalitudine, disintermediazione e bambole gonfiabili

di AsinoMorto

Che uno dice la parlamentarie del #M5S, ma si può votare uno che nemmeno conosci, non si fa così, la Democrazia, le Regole della Politica, ma siam pazzi ?

Eh see, dico io, che sono tutto il giorno dietro a conoscere i miei Rappresentanti e ogni giorno un pranzo, una cena, una colazione con i candidati e uno volta gli ho toccato pure il culo, a lui e alla moglie, che non faccio distinzione di genere, io.

Ma per favore. Ammettiamolo che il modello video + abstract + social è il futuro, magari un futuro un po’ così ma con cui dovremo fare i conti. E non è nemmeno una cattiva idea, se vogliamo riprenderci la rappresentanza.

E mi piacerebbe vedere come si comporterebbero gli attuali Deputati, i peones intendo, così a camera fissa, senza staff e cerone e direttore luci, adesso vi parlo di me. E ci sarebbe da ridere o da piangere.

Semmai il problema è imporre quel modello come unico e esclusivo, che uno non è che lo fermano al semaforo buongiorno Cittadino allora come va, no scusa aspetta che ti posto il #buongiorno su youTube, ma vaffanculo, va’.

Il problema è il feticcio della Democrazia Diretta, della disintermediazione come valore di riferimento assoluto, che è un po’ come scopare con una bambola gonfiabile, per dire che potrebbe andare bene ed è tutto più facile e semplice e pratico, se non fosse che è sempre scopare con della plastica.

Ecco, non è il mezzo. E’ il messaggio.

Che è pura, assoluta, desolante normalitudine da Bar dello Sport di periferia, quelli col videopoker.

Ed è un bar dove non trovi nemmeno uno che ti prende per il culo, oh, ho visto il video, beh, sì dai, non offenderti, lo dico per il tuo bene, eh, ti voglio bene ma sei proprio un coglione, scusa, eh.

Un bar dove non c’è un cane che è un cane che pensa, oh ma se dobbiamo proprio scegliere, ma perché non ci mandiamo il Bepi al posto del Toni, che il Bepi secondo me l’è meglio o è un gran figo o conosce le barzellette o ha studiato o un qualsiasi altro criterio di selezione di quella che si chiamava “Classe Dirigente”.

Ecco. Quella è gente sola, individualista per obbligo di desolazione, che appartiene a devastate comunità di individui che non credono più a niente, che non gliene frega più un cazzo di non capire il mondo e che quindi siamo tutti uguali, tutto 2.0 e contenuti dal basso che intanto, poi alla fine, dai, sotto sotto. Frega sega.

E semplificano e girano le spalle e lo sguardo. E scopano con le bambole gonfiabili e credono di avere capito tutto. Di aver risolto tutto.

E detto per inciso, anche quelli che dai video ci escono fuori bene e potrebbero anche essere candidati credibili e seri, sono vittima della stessa solitudine, che lo capiranno anche loro che poi quando dovranno decidere, si troveranno normalitudinizzati pure loro. Isolati e tristi.

E non importa che io non mi senta così, che tu pensi di non essere così. Non importa che tu creda di capire le logiche della Democrazia Rappresentativa e dei criteri di selezione e della Costituzione e del semplice fatto che tu ti renda conto che il mondo è difficile e complesso ed è per questo che tu devi scegliere a rappresentarti persone che siano migliori di te. E sappiano fare sintesi meglio di te, che dieci premi nobel in una stanza non combineranno mai niente, se non c’è qualcuno che tira le fila.

Importa che quello che esce fuori da molti di quei video è un cazzo di problema per tutti noi, è lo specchio di quello che abbiamo permesso e tollerato, in questi anni di asticelle sempre più alzate, di centri commerciali sempre più grandi, di pompini al cervello e all’anima.

Di individui sempre più soli e spaventati, di comunità sempre più sfilacciate e trasparenti e sciolte nell’acido della crisi e del tanto è tutto un magna-magna.

Importa che forse e dico forse, quelli siamo noi. Che potremmo anche essere migliori di così.

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