Di Primarie, tappeti e Homeritudine

di AsinoMorto

Tempo di primarie e di impegno politico e di decisioni rimuginate, decantate, pesate e decise.

O quasi, perché c’è questa cosa del “frame” su cui l’Italia di sinistra deciderà se votare Bersani o Renzi, che non mi vuole lasciare, tipo peperonata, per dire. E ora vi dico e fate un po’ voi.

Che io non credo sia il frame giusto-sbagliato, ovvero quello dei programmi, della tecnicalità delle proposte. Perché sono convinto che a parte pochi illuminati, i programmi politici non li legga nessuno, allo stesso modo per cui nessuno sceglie Apple o Samsung sulla base di quello che c’è scritto sul manuale di istruzione, per dire.

Perché vincono le suggestioni, i fili sottili che si intrecciano, la sospensione dell’incredulità. Quello strano composto chimico esplosivo che si chiama “aprioristica fiducia” e che fa sì che a Tizio perdoni tutto e a Caio invece gli fai le pulci. E poi, insomma, tra due candidati del centro-sinistra, le differenze ci sono, ma insomma, son distinguo in un gruppo plurale, giusto ?

Allora forse il frame giusto è quello destra-sinistra. Sì, questo senz’altro, che Renzi è senz’altro più spostato di là che di qua, laddove Bersani è certamente più di qua che di là. Che poi però, qualche dubbio, beh, in fondo, ti viene perché insomma alla fine Veltroni e poi Bindi e Fioroni, per dire che ne abbiamo mandati giù di democristiani simil-liberisti-social-scoutisti-baciapile-distinguisti, che il rosso è da mo’ che ha lasciato spazio al rosè e se vogliamo parlare di “identità della sinistra”, insomma ci mettiamo anche Papa Giovanni nel Pantheon e poi non ne parliamo più, che quello più di sinistra è il parroco.

E quindi forse, non ci voglio credere, il frame potrebbe essere nuovo-vecchio, meglio giovane-anziano, che sì, in effetti questo è, ben nascosto dietro un profluvio di “ragazzino” (che mi ricorda quel Giudice e quel Presidente e quel ragazzino morto ammazzato, così, buttata lì), ma anche il velenoso “giovane sindaco” (che, presumo, è come dire “attempato segretario” o “governatore di mezza età”), ma anche il preistorico “sbarbatello”. Sbarbatello ? E perché non “fanciullino” ?

Ma allora, scusate se è poco, il frame decisivo potrebbe essere un altro, perfino cambiamento-immobilismo che è cugino del carro e del tappeto.

Sì, proprio quello del vincitore, che è meglio non lasciare mai. Sì, proprio quello sotto il quale si nasconde lo sporco e la polvere. E i problemi.

Ahi, ci siamo arrivati.

Domenica vincerà Bersani, ma non per i suoi programmi o perché è più di sinistra o perché in linea di principio sia “migliore”, più indicato di Renzi, che peraltro potrebbe anche essere vero e argomentabile e, detto per inciso, Bersani ha tutti i meriti per rivendicare la vittoria, sotto questi punti di vista.

Purtroppo però, Bersani non verrà votato da una opinione pubblica consapevole dei pro e dei contro, attenta alle sfumature e alla visione, con un’idea precisa di quello che vuole per il proprio futuro e per quello dei propri figli.

Eh, see.

Domenica, semplicemente, vinceranno i vecchi e quelli che temono il cambiamento a prescindere e ai nostri tempi, ai nostri tempi sì che le stagioni di una volta, quando qui era tutta campagna.

E vincerà Homer Simpson, quella versione italica che ha fatto suo il principio fondante della homeritudine: se non fai non sbagli, la prima legge è non provarci nemmeno. E la seconda legge è diffidare, irridere chi ci prova. Il “non sputare nel piatto dove mangi” come forma estrema di interpretazione del reale.

Insomma, vinceranno i proverbi sugli slogan, il padre bonario sul figlio rompicoglioni, la tagliatella sul sushi, la raccomandata con ricevuta di ritorno sul tweet. Lo status quo sulla rivoluzione.

Vincerà la strada vecchia che non lasciarla, no, mi raccomando. Che non sai quello che trovi. A prescindere.

Che questo Paese, può cambiare solo un po’, mica tanto, un pochino, ma senza strappi, senza esagerare. E non cambia mai niente.

Ecco, vi capisco, siamo fatti così. Però almeno non raccontatemi storie e palle, almeno non prendetemi in giro.

Che sono in crisi di mio, che è settimane che mi muovo freneticamente nello spazio multidimensionale delimitato da tutti gli assi di cui sopra, come un neutrino impazzito nel Tunnel Gelmini e non so da che frame farmi avviluppare, da che certezza farmi coccolare.

Perché qui, un tempo, quando le stagioni erano quelle di una volta, oh, era tutta campagna. Ne ho ancora nostalgia. Cosa faccio, cambio solo io ?

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