La Zona

di AsinoMorto

La Zona, ti accorgi che ci sei dentro, perché sono tutti lì che aspettano.

E le donne hanno le occhiaie, i visi scavati e i capelli, più scarmigliati del solito, non tanto, solo quella piega impercettibile e sbagliata, solo se vuoi farci caso. E niente tacco 12.

E gli uomini hanno la barba lunga, anche se sono sbarbati freschi e devi guardargli negli occhi e trovi la preoccupazione di chi ha la moglie e i figli e dove li metto, chiamerò l’amico, il parente, c’è sempre una vecchia zia, nel Bel paese della Famiglia Perpetua. E questa volta, meno male.

E’ che non essere credenti certe volte aiuta, perché ti concentri sul momento, senza chiederti se Dio ce l’abbia con te. E su come potresti fare a reagire, o ad aiutare. E non c’è niente di veramente utile che puoi fare.

Prevenire.

Quel vecchio ingegnere, ha progettato il palazzo dove lavori e godeva di quel generico rispetto che si deve agli anziani, ma ora è diventato un vero eroe perché ha fatto i calcoli con i controcazzi e si sarà preso anche qualche vaffa perché chissà l’extra-budget, ma ora è tutto dimenticato.

E quel crack che senti sulla testa e nella schiena fa un po’ meno paura perché sono i giunti che urlano stiamo facendo il nostro lavoro, cazzo. E se il Diavolo mi fa crollare, sappia che dovrà sputare sangue, qualche secondo in più, quello che serve, vedrete che ve lo concedo.

E vaffanculo al risparmio, vaffanculo al tanto cosa vuoi che succeda, al tirato via e Dio benedica chi va fuori budget. E le cose vere sono quelle importanti e il grano si separa dall’oglio. E lo spread e il PIL ma vaffanculo al PIL.

Ma pensa a cosa puoi fare ora, in attesa che il futuro si rimetta sul binario della normalità, tu che sei fortunato, che il tuo destino è subire meno degli altri, che vivi più a sud e il tuo letto e le notti tranquille.

Cosa fai, vai a scavare ? Porti le scatolette ? Ti offri di andare lontano a comprare zaini e altre cose, esaurite nella Zona ?

Non è quello, non è un film, tabula rasa e gesti di eroismo in 180 minuti con i popcorn e via.

Questa è una corsa sulla distanza, una tragedia a bassa intensità, c’è da trovare il passo e il fiato e l’andatura.

E allora ascolti, ascolti. Ascolti.

Che certe volte li devi lasciare sfogare e hanno bisogno di parlare e parlare e sputare fuori l’ansia e la paura. E un po’ fai come gli stregoni che assorbivano un po’ di male e se ne facevano carico, ed erano santi per questo. E io che santo non sono, ci vuole così poco, fai quello almeno. E non rompere le palle.

E insomma, aspiri solo a esserci, a condividere a dispensare sorrisi e pacche sulle spalle e piccoli consigli e sensazione di vicinanza. A farti carico di una parte del fardello, piccolina, ma tutto fa.

Perché c’è questa cosa della comunità che scalda e coccola e lenisce e lo sappiamo che tra qualche giorno, settimana, mese sarà tutto dimenticato.

Ma ora, adesso, in questo istante, la comunità esiste e salta fuori nei momenti peggiori e rafforza legami, tende i fili e nessuno vuole morire da solo.

Nessuno vuole nemmeno pensare che potrebbe morire da solo.

E sarebbe bello non dimenticare, quando tutto sarà finito, cosa può fare una comunità, come può usare i soldi e le risorse e certi legami e fili e energie.

E intanto nella Zona i parchetti, sono pieni di bambini che giocano, come non succedeva da tempo.

Come tanto tempo fa.

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