Parlando di un naufragio, ma la nave non c’entra niente

di AsinoMorto

I marinai foglie di coca digeriscono in coperta
Il capitano ha un amore al collo venuto apposta dall’Inghilterra

E siamo tutti su quella nave, quella nave che sta affondando, perché le cose non vengono mai per caso, c’è sempre il momento giusto per la chiave di lettura, che ti rimane e segna il tempo. Per chi sa e vuole capire.

Il pasticciere di via Roma sta scendendo le scale
ogni dozzina di gradini trova un mano da pestare
ha una frusta giocattolo sotto l’abito da té
E la radio di bordo è una sfera di cristallo
dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo

E siamo gente che le inchieste e le mille ricostruzioni e le interviste un po’ pelose e il giornalista della lacrima perenne e dell’effetto garantito. Lei cos’ha sentito, la bambina ha pianto, ma ha avuto paura ?

L’acqua era fredda, era bagnata ? Il prossimo anno andrà in montagna ?

E il sondaggio, voglio anche io dire la mia, nella finta catarsi collettiva di una comunità sfilacciata e stanca.

Il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto
ride con gli occhi al circo Togni quando l’acrobata sbaglia il salto

E siamo un paese che scommetti che salteranno fuori i dubbi e i retroscena che ventilano l’intervento dei Servizi Deviati, la manina dei Poteri Forti, la Grande Malversazione, il Dio Della Corruzione.

E mai una volta che si sappia come è andata veramente.

E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli
i marinai uova di gabbiano piovono dagli scogli

E siamo gente di mare ma tra Genova e Livorno e affondiamo nel bagno di casa e in un bicchier d’acqua, che almeno Salgari non sognava con sconto per comitive, che almeno lui, mari del Sud e avventure esotiche e gli orizzonti infiniti. Che almeno lui sognava quello che andava sognato.

E noi non crediamo nemmeno di volere volare più. E le radici sono finte e le ali, quelle sono delle galline.

Il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe
per fare pace con gli applausi per sentirsi più distante
la sua stella si è oscurata da quando ha vinto la gara di sollevamento pesi

E siamo gente che cos’è la sicurezza, cosa serve la prevenzione, tanto cosa vuoi che succeda, vuoi che succeda proprio qui, a me ? E perché mai ?

E accusiamo la malasorte ma lei ci guarda negli occhi e lo sa bene, se non è stato fatto tutto ciò che andava fatto.

Perché la sfiga non si diverte, se le si lascia troppo spazio. Le sue tragedie, il suo carico di morte, se le vuole guadagnare onestamente.

E se provi a giocare, si accanisce, ancora di più.

E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva
ruba l’amore del capitano attorcigliandole la vita
Il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia
tiene fasciato dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia
ha un grembiule antiproiettile tra il Giornale e il gilè

E siamo un paese che non crede più a niente, certo non al futuro, tanto lo vediamo così distante.

E allora perché non schiacciarsi su un presente accogliente, dal fiato corto e dalla visuale miope, cosa importa se stupriamo i nostri figli, offrendo solo viaggi della vita organizzati da tour operator a cottimo e cellulari apotropaici e ideali un tanto al chilo.

Ci siamo invaghiti della bocca buona, basta fare come facevano quelli importanti, quando il passato era caldo e vivo e confortevole, perché siamo tutti sulla stessa barca adesso, come si vede alla TV.

E non facciamo caso alla visuale, che dalla terza classe il mare è più vicino, se non fosse che dall’oblò sembra più piccino.

E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta
si ritrovano sul molo con sorrisi da cruciverba
a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi
e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi

E siamo gente che ne abbiamo viste tante e ormai mandiamo giù tutto, perché i traumi si assorbono, le fratture si compongono e c’è sempre un nuovo taralluccio, il solito bicchiere di vino.

Fino a che non arriva quel momento in cui l’acqua sale sale sale e ti accorgi che non hai più niente da comporre, più niente da assorbire.

E il mare, non scherzare col mare.

e si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni
contro ogni sorta di naufragi e di altre rivoluzioni
e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni

E insomma, siamo come una nave che affonda sotto casa, nemesi di un paese che vacilla.

Che come redenzione ha solo la speranza di toccare il fondo, spronati dall’acqua che entra nei polmoni, trovare l’orgoglio di risalire.

A respirare aria buona e fresca, a scrollarsi di dosso il sangue innocente, a ritrovare il mare, oltre la palude.

A rivedere le stelle, che Dio, non ti ricordi più com’era, quando sognavamo di vedere le stelle ?

(che la poesia ce l’ha messa Fabrizio De Andrè, “Parlando dei naufragio della London Valour”. Il resto, quello non conta)

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