Vi prego, vi prego amici miei

di AsinoMorto

E ora che forse ce l’abbiamo fatta, e ora che riusciamo a ripartire, il peso di vent’anni ci cade tutto addosso.

E posso immaginare cosa ci sta passando per la testa, a noi poveri diavoli, con il fango nella testa e sotto i piedi, frastornati da anni di assuefazione al peggio, che hanno alzato l’asticella del pudore e della morale, fino a che non siamo più riusciti nemmeno a vederla e gli abbiamo passato di tutto. E abbiamo permesso di tutto.

Ditelo che avete paura di sbagliare, di ripetere i vostri errori, che non siete pronti a progettare il vostro futuro, forse nemmeno a sognarlo, da quanto siete stanchi e sfiduciati. E sconfitti.

Ditelo che ormai non credete più a nessuno, non credete nemmeno a voi stessi, ditelo che vi sembra tutto una palude, da cui non si esce vivi e puliti. Che non sapete più parlarvi, progettare, guardarvi negli occhi e strappare la sintesi al conflitto.

Ditelo. Urlatelo. Ammettetelo.

E poi basta. Perché, ora vi tocca dimenticare tutto questo, gettare via l’ansia e la paura e concentrarvi fino a farvi uscire il sangue dal naso e riprendere a sognare, a sperare a combattere e a sputare in faccia alle faine e agli stronzi che mentre voi esitate e vi guardate intorno, sono alla disperata e volgare ricerca del nuovo vincitore, alla bastarda e merdosa ricerca, del nuovo carro su cui saltare.

Perché qui la rivoluzione liberale non ce l’abbiamo, nessuna rivoluzione ci meritiamo, se non quella di misurare le parole e i sospiri e scovare i gattopardi e i cortigiani e guardare la luna, alzando la testa, dimenticando le mille dita con cui abbiamo nascosto la verità. Con cui ci hanno nascosto, la verità.

E allora vi prego, vi prego amici miei, questa volta non sbagliamo, questa volta riprendiamocelo, questo futuro che ci appartiene, prepariamoci a un ventennio di coraggiosa volontà, in cui domani è meglio di oggi e il progetto diventa percorso e strada da fare assieme.

Imponiamo di abbassare l’asticella, raffiniamo il nostro sguardo. La rappresentanza è un dovere e un peso e non è un pranzo di gala. E’ sudore e sangue e rispetto o disonore.

Facciamo che la dignità, faccia rima con coraggio e guardiamoci allo specchio, senza vergogna. Non permettiamo più a nessuno mai, che ci prenda per il culo perché lavoriamo onestamente, perché siamo i migliori ma senza santi all’inferno.

E non laviamo più i peccati di nessuno e nemmeno i nostri per favore, non dimentichiamo chi ha tradito il Popolo Italiano, non perdoniamo compromessi e maneggi e trasformismi, tutti fatti sulla nostra pelle.

Riprendiamoci le parole, ripuliamo concetti antichi. L’onestà è l’onestà, il merito è il merito.

La comunità, siamo noi. La politica, siamo noi.

Non sbagliamo questa volta. Siamo arrivati in cima, dopo una salita lunga vent’anni. Prendiamo un sospiro e guardiamo indietro, per capire i nostri errori, per non sbagliare ancora.

E poi godiamoci la corsa e la discesa, anche se sarà dura.

E’ da tanto che lo aspettiamo. Vediamo di meritarcelo.

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