Capirete bene, capirete tutto

di AsinoMorto

mi sono rotto le palle.

Non è che mi potete venire a raccontare che siete il nuovo, il giovane e il bello e promettete banda larga, web marketing, economia della conoscenza. E mi ci mettete Troisi, le battute sui toscani e Steve Jobs che sta incominciando a rompere le palle pure lui, parlandone da vivo.

Non è che mi potete venire a parlarmi di Twitter, web, Facebook, Gheddafi, la primavera araba, occupy everything e me li buttate lì, credete non me ne accorga che sono solo slogan, clickactivism da domenica mattina ?

Non è che mi potete fare i comizi, misurando le parole e i sospiri ad effetto, come facevano i curati di campagna, usando un moderno latinorum solo perché non si ha niente da dire.

Credete che non sappia che siete tutti figli illegittimi del berlusconismo, ancorati saldamente ad un eterno presente, fatto di suggestioni inacidite e rifiuto di un passato che non conoscete, per dimenticare le sfide di un futuro che non meritate ?

Credete veramente che non percepisca forte e chiaro il vento del cambiamento che viene dalle piazze e dalle viscere corrotte del nostro modello di sviluppo sciocco e insostenibile ? Che non soffra per i vent’anni di ritardo del nostro paese sfregiato e umiliato, che trova l’uomo della provvidenza nel primo che promette onestà e carta igienica nelle scuole, che ci fa vedere la modernità nell’ovvio e nel già visto ?

Mi sono rotto le palle di nuovi partiti e nuove correnti, ma delle sempre uguali facce e cuori. Credete che non conosca la storia e mi sia dimenticato tutto, il lungo robusto filo rosso che lega il minculpop ai video di Troisi, la borghesia umbertina alla piccola borghesia antropologicamente mutata in consumatori di cose, immagini e parole ?

Siete nani, che avete rifiutato di salire sulle spalle dei nani e dei giganti che vi hanno preceduto. Siete il più grande successo di vent’anni di pessima TV, vent’anni di rassegnata abitudine al peggio. Siete il più grande successo del provincialismo che fingete di rifiutare.

Sappiate che non sto scherzando, perché quando alla fine mi costringerete alla piazza, mi costringerete ad alzare il culo dalla sedia e a scendere sulle strade, non lo farò per me stesso o per le magnifiche sorti progressive o per twitter o per il sol dell’avvenire.

Sappiate che lo farò, quando sarò proprio costretto, per il futuro dei miei figli, rivendicherò i loro diritti e la loro speranza di felicità.

Ed è per questo che non scherzerò, sarò spietato e preciso, misurerò parole e concetti sulla bilancia della loro sopravvivenza. Non mi farò certo abbindolare dal populismo 2.0 o da qualche guru post-industriale, feroce e freddo, questo si, come quelli che l’hanno preceduto.

E allora vedrete quanto sarà difficile costruire sul niente, sugli spot e sui sondaggi, non essere travolti dal mondo che crolla.

Capirete quanto avreste fatto meglio a studiare la Costituzione e gli antichi testi e quanto sarebbe stato utile e bello salire sulle spalle di Pertini, Berlinguer, De Gasperi o Marx o Hegel o Ricardo o chi volete voi. Per migliorare e fare vostro quello che è stato, per costruire qualcosa che possa migliorare prima di tutto voi stessi.

Capirete quanto vi è mancata la Resistenza, quando i professori e gli operai e i contadini e gli ingegneri, cazzo, morivano nello stesso fango, perché credevano in qualche cosa in più di un brand o di un trend. Capirete quanto è difficile uccidere i propri padri, ma quando è arrivato il momento, bisogna farlo senza esitare, con l’occhio gelido e la mano ferma, per guadagnarti il diritto di essere ucciso a tua volta, sperando di essere ricordato e magari anche rispettato.

Capirete nella rabbia di un uomo tranquillo, la sottile differenza tra popolo e populismo, tra il cosa e il come, tra mezzo e fine, tra politica e campagna elettorale.

Tra nuovo e giovane.

Tra vivere per una Mela, quando potresti farne a meno e morire per un ideale, se proprio è necessario.

Capirete bene, capirete tutto.

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