Napolitano, i cortigiani e il carro del vincitore

di AsinoMorto

A pagina 173 de “La Rivoluzione Liberale” di Pietro Gobetti, Einaudi, c’è una descrizione di Mussolini, quel Mussolini prima che scoppiasse la guerra, nel pieno dello splendore umano e politico, che lo tratteggia nelle sue debolezze storiche, ma anche nelle “qualità” umane di fascino e talento nell’interpretare l’anima degli Italiani.

Bene, fate un virtuale replace tra Mussolini e Berlusconi, vi accorgerete che la descrizione, scritta quasi cento anni fa, sta ancora in piedi e la figura di Berlusconi appare quasi perfettamente sovrapponibile a quella di Mussolini.

Con ciò non si vuole dire che Berlusconi sia un fascista, si vuole evidenziare che gli Italiani non sono cambiati da allora.

Cerchiamo ancora, dopo tanti decenni, il finto uomo forte (o il forte uomo finto), non essendo ancora riusciti a elaborare un modello politico e sociale che possa andare oltre gli idoli e l’estetica dell'”uomo solo al comando”.

Siamo fatti così, un popolo di cortigiani (sempre Gobetti), pronti a salire sul carro del vincitore (Flaiano), incapaci di fare la vera “rivoluzione”, che poi vuol dire creare le condizioni storiche, politiche e sociali per un sano, controllato antagonismo tra esigenze diverse, una volta accordatisi sui principi base e scusate la semplificazione.

Oggi, siamo da capo, un po’ più poveri, ma con gli stessi vizi di allora. Stiamo elaborando il lutto anticipato per la prossima dipartita di Berlusconi e Bossi, così come abbiamo fatto per Craxi, solo l’altro ieri.

E ci stiamo preparando al prossimo uomo forte, finto come i suoi predecessori. E si sprecano i Montezemoli, i Dellavalli, i Monti e i Profumi, senza avere la voglia o la possibilità di definire un progetto di Paese, una strategia sul lungo termine, che vada al di là delle individualità e su cui ci si possa confrontare, magari opponendo altri progetti, altre visioni.

E pure, il povero, santo, venerabile Napolitano, che, ne immagino il disagio e la tragedia umana e politica, si vede costretto a “picconare” e a prendersi responsabilità non sue, pur di limitare i danni della metastasi politica, cui nessun’altro sa o può porre rimedio.

E forse è una fortuna che Napolitano sia un vecchio comunista di altri tempi. Perché se avesse quattro decenni di meno e magari una storia politica diversa, qualche dubbio potrebbe venirgli, qualche tentazione potrebbe spuntargli in testa.

Perché chi potrebbe mai avere contro, se volesse essere lui il nuovo uomo forte, che sostituisse i precedenti uomini forti, ormai scaduti e pronti per il macero ?

Attenzione amici miei, questi sono tempi difficili. In attesa della Rivoluzione Liberare può succedere di tutto e non necessariamente in meglio. Basta niente, per altri vent’anni di applausi e lodi incondizionate ad un nuovo uomo della provvidenza.

Quindi, occhi aperti, nervi saldi e Costituzione in mano. Non è molto, ma da qualcosa si dovrà pure ripartire.

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