Scrivere

di AsinoMorto

Scrivere è come bere un bicchiere d’acqua. Non nel senso che è facile, ma nel senso che può essere la cosa più banale del mondo o una esperienza formidabile.

Come quando bevi un bicchiere d’acqua, appunto. Che può passarti via senza nemmeno accorgertene, un gesto come tanti nella tua giornata. O diventare un momento bellissimo e intenso, ma ti devi concentrare e assaporare ogni più piccolo istante e sentire il caldo fuori e l’acqua che ti scorre dentro e seguire quella piccola goccia che ti scappa dalle labbra e sentirne il gusto, turbato dall’odore del bicchiere, se ce l’ha.

Scrivere è come la musica, o almeno credo. Prendi dei suoni che da soli non servono a niente, li metti assieme, secondo una certa sequenza, ed esce fuori la musica. O il rumore.

Scrivere è uguale, o almeno credo. Solo che ci sono le parole, che da sole non vogliono dire niente. Le metti assieme e vengono fuori le frasi, che possono essere rotonde e gustose come una fetta di torta o taglienti come un rasoio affilato o francamente inutili e fastidiose, in milioni di combinazioni, sempre da scoprire.

Scrivere è come giocare con il lego o con il meccano o con i sassolini lungo un fiume. E’ costruire qualcosa che quando parti non lo sai nemmeno tu cosa verrà fuori ma l’importante è che il sasso grande stia sotto quello piccolo, l’importante è che quando fai un angolo devi disporre i pezzetti nel modo giusto, altrimenti tutto cade.

E non è questione di regole che vanno seguite. E’ questione di bellezza.

Ed è proprio questo il punto. Scrivere è il modo che abbiamo di cercarla, la bellezza, di onorarla. Anche se poi quello che esce fuori non è questa gran cosa e nessuno la leggerà, ma almeno tu ci hai provato e va bene così.

Perché provarci è il massimo che puoi fare, il tuo personale tributo al bello che c’è nel mondo e l’unica certezza è che non ne puoi fare a meno.

Perché non bevi un bicchiere d’acqua per gli altri, lo bevi perché hai sete.

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