Io sono duezero

di AsinoMorto

Io sono duezero, mi dispiace per tutti gli altri, ma non avete più niente di interessante da dirmi, che io non sappia già.

Io sono sempre connesso, so tutto quello che succede in ogni parte del mondo, aggrego contenuti da decine di fonti, sono ovunque e in ogni luogo.

Ho amici sparsi lungo tutti i fusi orari, comunichiamo velocemente, anime che si capiscono, milioni di argomenti sempre diversi, che affronto con la rara capacità di trasformare la superficialità di analisi in velocità di comprensione.

Percepisco il quadro e la visione, il dettaglio non mi interessa, non ho tempo. Il dettaglio è già passato.

Se vi serve, posso fornire indirizzi, informazioni, dati e statistiche, foto e canzoni in pochi secondi. La mia mente è estesa, la mia anima collettiva. Sono praticamente onnisciente.

Il leggero, frenetico movimento delle mie dita sulla tastiera ricorda il battito d’ali di una farfalla sul fiore. Non ridete di me, so che non capite.

Il device che sto utilizzando è il massimo che la tecnologia permette, e sarò il primo a usare il nuovo modello, mentre voi state ancora scartando la pellicola che avvolge il manuale del modello precedente.

Sposto Megabyte alla velocità del vostro pensiero e posso ancora migliorare, i miei Hard disk sono sazi di informazioni di cui non riuscite nemmeno a percepire l’esistenza. Mi sposto da un network all’altro, senza soluzione di continuità.

L’energia cognitiva che spendo in ogni più piccolo istante della mia connessa giornata è la stessa che voi impiegate a leggere un solo articolo del giornale di oggi, notizie vecchie già ieri sera.

I tempi morti sono scomparsi, utilizzo ogni minima pausa, ogni più piccolo interstizio della mia esistenza, per leggere una news, postare un post, twittare un tweet. La noia è storia passata, sono sempre in movimento rincorrendo tag e inseguendo i non luoghi dove le tendenze nascono.

Vi osservo, voi disconnessi unozero, i vostri noiosi passatempi, le vostre prospettive limitate. Non vi sentite soffocati da orizzonti limitati dalle sole vostre immediate percezioni fisiche ? Non sentite come se vi mancasse qualcosa, per essere vivi ?

E non parlate mai di quello che succede in quel momento, ma solo quello che è successo ieri o nei giorni scorsi. E questo perenne ritardo sulle cose del mondo vi impedisce di proiettarvi in un futuro che sarà ancora più veloce, che, rassegnatevi, non vi vedrà protagonisti.

Guardatemi, non vi chiedo di capirmi o seguirmi. Non chiedetemi se mi manca lo sguardo di un bambino o la morbida atmosfera di un tramonto sulla spiaggia. Sono tutte privazioni che accetto volentieri, costi necessari di una aumentata percezione.

Provate, se riuscite, a sentire l’evoluzione della specie, nella mia vita che vi sembra incomprensibile.

Nei miei discorsi, che vi sembrano lontani.

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