Twitter non è Facebook

di AsinoMorto

Qualche giorno fa, i Wu Ming hanno promosso su Twitter il tag #twitterisnotFB per discutere delle differenze tra Twitter e Facebook.

Nel mio piccolo ho partecipato con entusiasmo e, alla fine, è venuto fuori un commento alla discussione sul sito dei Wu Ming (attività per me rarissima).

Oggi poi è volato qualche tweet con @ioeilmiopc e @Staserabrodino sull’argomento se Twitter fosse luogo da poeti o per parlare di politica o tutti e due.

E allora questo post, che del commento rappresenta lo sviluppo, mi serve a fare il punto su entrambi le questioni. Che non solo provo a spiegare perché preferisco Twitter a Facebook, ammesso che a qualcuno interessi, ma provo anche a dire come mi viene naturale usare Twitter e questo senz’altro a nessuno interesserà.

Partiamo dall’inizio. FB nasce negli ambienti universitari americani (Harvard, mica storie) e viene pensato come versione elettronica dei cataloghi fotografici degli studenti e dei loro club.

FB è come il club studentesco dei film. C’è il ragazzo più popolare della scuola e la reginetta del ballo. E gli altri, dietro.

Più sei popolare, più sei esclusivo e più facilmente decidi chi devo essere tuo “amico”. Il like è un tributo che viene accettato con accondiscendenza dall’eroe del football; la condivisione è la cortesia che si fa alla reginetta del ballo, che forse hai l’onore di conoscere veramente (wow!).

Dal punto di vista del business, il modello è cristallino: FB è pensato per fare soldi (più sei popolare, più visite ricevi, più “amici” hai, più sei “accountabile” e allettante per la pubblicità) e si gonfia di cose vendibili (audio, video, giochini) come, appunto, in ogni vetrina che si rispetti.

Insomma, FB non è Novella2000. E’ high school musical, con in più la pubblicità sulle magliette.

TW è un’altra cosa. A essere proprio sinceri, non c’è modello di business in TW, nessuno schema di razionalità economica. TW è stato pensato da un creativo ribelle e anticonformista, che bazzicava quel covo di tipacci alternativi che è la zona di San Francisco e quel coacervo di umanità perduta che è New York City.

Jack Dorsey, questo è il nome, è un tipo preciso, che ha studiato da disegnatore botanico. Ama l’arte, la forma ed è, ne sono sicuro, un amante della parola scritta.

E’ un idealista, affascinato dalle città e dalle parole che nelle città fluiscono, dalle istruzioni nei taxi al continuo svolgersi di messaggi di servizio che fanno vibrare le città che non dormono mai.

Guarda caso, TW è “inclusivo”, puoi entrare in tutte le discussioni che vuoi e hai un solo limite esplicito, quello dei 140 caratteri e un solo dovere: quello di giustificare il tempo che degli sconosciuti ti dedicano, perché è così che si fa, nelle città del mondo. Velocità e sintesi come forma di rispetto per gli altri.

TW, insomma, è lo strumento ideale per dare un tocco di umanità alle strade del mondo, dove l’umanità bestemmia, prega, cazzeggia, parla di sport e politica e recita poesie; dove succedono cose e velocemente tutto cambia e può succedere di tutto e succede sempre qualcosa, che riguarda anche te (e se non ti riguarda, vai pure per la tua strada fratello. Tanto ci incontreremo di nuovo, quando il vento cambierà).

TW non è un haiku. E’ “il Falcone maltese” che incontra “sulle strade di San Francisco”.

E quindi, se siete la reginetta del ballo, o aspirate a diventarlo, FB è quello che fa per voi.

Ma se vi piace sporcarvi le mani, chiacchierare con sconosciuti, parlare di politica o sport o scrivere poesie, appassionarvi a quello che succede nei quartieri malfamati, annoiarvi tra la gente, se, insomma, non potete vivere senza sapere quello che succede in città, se non riuscite a vivere senza qualche bella storia, allora saltate sul primo hashtag disponibile e buon divertimento.

Qualcuno con cui scambiare quattro chiacchere, lo troverete sicuramente.

Annunci