Bologna, 2 agosto

di AsinoMorto

Sono a Bologna, stazione. Per caso è il 2 agosto 1980 più trentuno anni. Solito casino, gente che si perde e che si incontra. La solita stazione.

Mi fermo davanti alla sala d’aspetto, come tante altre volte in questi anni. Passeggio mentre scrivo queste note.

E’ vuota oggi, presumo in preparazione della celebrazione. Intorno allo squarcio provocato dalla bomba (che per chi non lo sapesse, è stato lasciato a ricordo, come una lapide), ci sono corone, quelle fredde corone di qualche ente, comune, pro-loco, associazione.

Due lapidi ricordano chi ha pregato; dentro, ce n’è una che ricorda chi è morto.

Un po’ più lontano, lungo la strada, l’orologio, fermo a quel momento. E tutte le volte che passo di lì, tutte le volte, una rapida occhiata, come una specie di saluto alla bandiera.

Un inserviente lucida con maniacale dedizione i cestini per la raccolta differenziata.

Sopra, sarà due metri dallo squarcio, un piccolo cartello rosa, la foto di un bimbo con la sua mamma. Dice che dentro c’è una “stanza delle coccole” dove accudire i tuoi bambini.

Perché Bologna è una città generosa e cortese, civile e aperta e anche se non è più così vero e gli sporchi anni in cui viviamo hanno fatto danni ovunque, qui ancora ci si prova, a reagire, a fare qualcosa, a non darsi per vinti. C’è ancora una scintilla, che si vede anche nelle piccole cose.

E quel cartello rosa mi ha fatto venire in mente le parole del Primo Ministro Norvegese e del loro coraggio mite, che si reagisce alla violenza solo con più democrazia, con ancora più impegno.

E quel cartello rosa, che non ha nessuna relazione con quello che è successo in quel luogo e che anzi rende il dolore ancora più lancinante, incolpevole contraddizione in termini, diventa la più vera, genuina e profonda reazione civile al buio e ai mostri.

Perché il male, le stragi, le prevaricazioni prendono diverse forme, ma c’è un solo modo per reagire. Con più rispetto, con più tolleranza, con più Democrazia. E con gesti semplici e un po’ insulsi, come una sdolcinata, retorica, politicamente corretta stanza delle coccole.

Curioso, in questa giornata di dolore e lutto, quel cartello, che non sa di essere diventato un manifesto politico, ci mostra una strada da percorrere e siamo solo all’inizio.

Perché non si combatte con le coccole, sarebbe troppo stupido da dire, troppo difficile da fare. Ma, forse, rispondere alla morte con un semplice gesto di affetto è un inizio, un modo per predisporre l’animo alla battaglia.

Un modo, il più semplice, per sconfiggere tutto il male che c’è nel mondo.

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