Languori

di AsinoMorto

Un altro esempio di quel fenomeno che mi sembra di leggere sulla rete e che ha a che vedere con la presa di coscienza del nostro ineluttabile invecchiamento, come generazione di passaggio tra il mondo analogico e quello digitale.

Il sempre utile Manteblog pubblica un folgorante post che in una sola bitmap racchiude tutto il tempo che è passato e che sembra un secolo.

E, senza poterci fare niente, sono tornato alle carte da gioco appiccicate ai raggi della bicicletta, alle volte che si giocava a pallone per strada, ai tempi dell’austerity che era una festa perché potevo andare in bici più lontano, ai 33 giri graffiati, ai “mille ce n’è”, alla TV svizzera e a Capodistria come ultima frontiera della modernità.

E poi le BBS i programmi scritti in assembler salvati sul mangianastri, lo ZX80 con 1KB RAM, i floppy-disk crimpati per raddoppiarne la capacità fino a 360KB e i pantaloni a zampa d’elefante che odiavo.

E quando si fotografava con attenzione perché la pellicola costava e i cinema che c’era la platea e la galleria e le calcolatrici della HP che sembravano computer, nel senso che era il massimo che offriva il convento e le cerbottane che distinguevano gli uomini d’onore dagli infami, perché questi ultimi usavano gli spilli, o almeno così si diceva.

Vorrei essere chiaro. Non rimpiango niente di quei tempi, nemmeno la mia gioventù. Mi piacerebbe solo che chi oggi ha l’età che avevo io allora, guardasse alle enormi novità di questo nuovo mondo, con la stessa curiosità e infinito stupore con le quali guardavo io le piccole e sciocche novità di allora.

Con la stessa voglia di sognare.

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