Rete e manganello

di AsinoMorto

Si respira un’aria nuova in città.

Nel giro di poche ore, lato maggioranza, un Ministro della Repubblica (Brunetta) si chiede se sia il caso di “usare la rete come un manganello” e un onorevole (Stracquadanio) afferma, senza un minimo di vergogna che “la sinistra vince sul web perché il suo popolo non fa un ….”.

Nel giro di poche ore, lato opposizione, scopriamo un Bersani che parla per la prima volta in vita sua (o quasi) di internet e, udite udite, scopriamo un anima geek nella Bindi che percula Brunetta di “non avere il software per fare il ministro”.

Attenti perché la politica si è accorta che esiste la Rete e sta reagendo, ciascuno a suo modo. La destra fremendo sdegno e meditando proibizioni, la sinistra, almeno per adesso, provando a includere, a fare propria l’esperienza.

Ma entrambi gli schieramenti sono accomunati dalla evidente incapacità di capire come la rete funziona veramente. Sono accomunati dalla incapacità di accettare che la Rete non perdona nessuno e soprattutto che la Rete non è ne di destra ne di sinistra, ma semmai antagonista, anti-governativa, riottosa e anche un po’ anarchica e radicale.

Ed è per questo che bisogna stare attenti, perché non ci vuole niente che questi qui si coalizzino per una bella legge bipartisan che limiti gli “abusi della rete” o qualcosa del genere. Anzi, a essere precisi, l’hanno già fatta questa legge (legge 62/2001 sull’editoria, più che sufficiente come sa bene Carlo Ruta) e non ci vuole niente a farne un’altra.

Attenti, perché non ci vuole niente che ci provino, a far tornare l’aria come era prima. Attenti.

Annunci