Referendum 12-13 giugno. Riflessioni scritte sull’acqua

di AsinoMorto

Sollecitato da un amico, che mi ricorda quanto sia scorretto parlare di “privatizzazione” dell’acqua (qualche link in fondo a questo post), esprimo il mio parere sulla questione.

Questo amico ha ragione, la proprietà dell’acqua non viene messa in discussione e rimarrebbe pubblica anche se passassero i NO. Il decreto che i SI vorrebbero abolire (il “Decreto Ronchi” del 2008-2009) permette invece di indire gare per affidare il servizio idrico a privati, a società miste pubblico-privato o a società private, che, in linea di principio, non è la stessa cosa, anche se nulla si dice sulla universalità dell’accesso e quindi chi vuole pensare male, qualche ragione ce l’ha.

Anche sul secondo quesito e sul valore “speculativo” da dare al famoso 7%, qualche dubbio viene senz’altro, senza contare che se passassero i SI, tornerebbe in vigore la legge precedente, che viene considerata anche peggiore di quella vigente.

Ma questo non è il punto. Il punto, secondo me, è che quando si parla di referendum, non si può affrontare il tema dal punto di vista “tecnico”, valutando le possibili implicazioni del mantenimento o della abrogazione dello specifico comma, ma è necessario focalizzarsi sui significati “simbolici”.

I nostri Padri Costituenti, hanno offerto al Popolo Italiano un megafono formidabile, il referendum appunto, per “orientare” la Politica, non certo per “dettare” contenuti legislativi (per questo, eventualmente, ci sono le Leggi di iniziativa popolare).

In altre parole, il referendum parte da un razionale “tecnico” (la legge, articolo, comma da abrogare) ma si sviluppa in significati completamente diversi. La Politica deve poi recepire questi significati, traducendo la Volontà Popolare in Leggi.

Quindi, l’opportunità di un referendum non va cercata nel razionale tecnico con cui si richiede l’abrogazione, ovvero nelle possibili implicazioni dell’eventuale abrogazione. Va cercata nell’orientamento che si vuole esprimere e, eventualmente, se la legge da abrogare sia una buona legge oppure no.

Partendo dal semplice fatto che nessuno difende la legge vigente (o la precedente) e perfino i più morbidi la definiscono “perfettibile”, il messaggio chiaro e forte che viene dal referendum è uno solo: che quando si parla di Monopoli naturali, concessioni e in generale di “reti”, è necessario uno sforzo di riflessione in più; dice che una legge latitante sul concetto di universalità, ma assai precisa sul concetto di “concessionabilità” non deve essere solo migliorata, ma ripensata dalle radici; dice che gli stessi che si stracciano le vesti per quattro merendine cedute ai Francesi, forse qualche scrupolo aggiuntivo sull’acqua potrebbero pure avercelo. Perché i Francesi non sono solo Lactalis, ma anche EGF; dice che riempirsi la bocca di concorrenza e competitività e libero mercato non è sufficiente, perché la prima cosa che il libero mercato ci insegna è la necessità di valorizzare i propri asset, poi la difesa della competenza industriale, poi, infine, che se non sai gestire, non saprai mai esternalizzare.

In sostanza e per quello che mi riguarda, il messaggio che viene lanciato alla Politica è uno solo: vogliamo una riflessione sul diritto universale all’accesso alla rete idrica, come presupposto per una riflessione anche sulle altre reti, sulle altre concessioni, sugli altri Monopoli.

E, magari, anche sulle politiche industriali di questo Paese, che male non farebbe. E anche su cosa voglia dire “liberalizzare” e se sia poi così acclarato che liberalizzare significhi efficientare e ottimizzare.

Insomma, le ragioni di un SI o un NO vanno ricercate lontano dagli articoli che si vogliono abrogare ed è per questo che la posta in gioco è particolarmente alta, questa volta.

Certo, è possibile che molti, non sufficientemente informati, cadano in strumentalizzazioni e in banalizzazioni montate ad arte. Ed è anche possibile che la politica non raccolga queste sollecitazioni, non sarebbe la prima volta, rendendo il referendum inutile o forse addirittura dannoso.

Ma è il rischio della Democrazia e, in ogni caso, il Popolo Italiano non è poi così sprovveduto e il suo mestiere lo sa fare (vedi divorzio, aborto e così via).

Se poi i politici non fanno il loro, io non ci posso fare niente. Se non sbatterli fuori a calci alla tornata elettorale, cosa che farò senz’altro, ve lo garantisco.

Qualche link più per il SI:
http://www.referendumacqua.it/
http://www.manitese.it/bulciago/referendum-acqua-2011/

Qualche link più per il NO:
http://www.libertiamo.it/2011/05/24/lacqua-privata-e-un-equivoco-montato-ad-arte/

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002313-351.html
http://www.acqualiberatutti.it/

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