Vendola e i fratelli Rom

di AsinoMorto

C’è stata qualche polemica sulle esternazioni di Vendola al comizio per la vittoria di Pisapia.

Le sue posizioni sui fratelli Rom e sui musulmani “benvenuti a Milano” hanno fatto storcere il naso ad alcuni a sinistra, facendo gongolare tutti gli altri, a destra.

Io non ho un gran parere di Vendola. Lo considero frutto di quella stessa cultura vuota e pronta ai proclami, focalizzata sul gesto a effetto piuttosto che sul pensiero a lungo termine, che ha generato il Berlusconismo (o viceversa). E il fatto che Vendola stia a sinistra, ai miei occhi sembra una aggravante.

L’episodio del 30 maggio ha solo confermato le mie opinioni. E non perché non consideri i Rom come fratelli o non voglia accogliere i musulmani. Ma solo perché quello di Vendola è stato un comizio profondamente sbagliato.

Sbagliato politicamente perché mirava a dividere e a alzare i toni, con l’unico risultato di fornire agli avversari di Pisapia qualche argomento in più per screditarlo. E l’assist fornito agli avversari è tanto più clamoroso, quanto si basa sulla evidente banalizzazione di temi seri come accoglienza, uguaglianza, identità. Come se ci si volesse mettere allo stesso livello, solo con segno contrario, degli sciocchi proclami della destra.

E rispondere a stupidi slogan di destra con banali slogan di sinistra non mi sembra una idea particolarmente brillante, tanto più quando il povero Pisapia aveva appena dichiarato dai voler essere il sindaco di “tutta Milano”.

Sbagliato “amministrativamente”, nel senso che in quello specifico contesto, a sindaco appena eletto, ogni proclama andava necessariamente pesato sulla base delle reali possibilità di concretizzare quanto affermato.

E quando un amministratore dice “benvenuti, giocatori di bocce”, forse dovrebbe prima premunirsi di avere abbastanza bocciofile per accoglierli tutti, se non vuole farci una figuraccia e, soprattutto, deludere i giocatori di bocce, che poi non lo votano più.

Infine, il comizio mi è sembrato sbagliato dal punto di vista umano. Perché non si parla di fratellanza e accoglienza se poi non si ha tetto e cibo da offrire, servizi pronti e strategie precise. Il giorno dopo.

Tutto profondamente sbagliato. Perché se ci si vuole distinguere da questa destra, non si può che farlo su un piano diverso dal loro, rispondendo ai problemi con soluzioni ragionevoli e sostenibili, pensate sul lungo termine.

Non con facili proclami, fatti sulla pelle degli altri, saltando senza un minimo di stile sul carro della vittoria ottenuta da qualcun’altro.

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