Elezioni amministrative e rete. Riflessioni buttate lì

di AsinoMorto

La pagina di Luigi de Magistris piace a 188.166 persone, quella di Lettieri a 6.154. La pagina di Pisapia piace a 80.966 persone, quella di Moratti a 36.180.

E poi: Beppe Grillo 652.281 “likers”, Bersani 53.398, Berlusconi 303.689 (tra l’altro, il “milanes fa minga el matt…. Vota Moratt”, non è male, lo devo ammettere), Fini 7.266, Casini 18.512, Pannella 14.197, Giorgio Napolitano 26.197, Sallusti 1.738, Travaglio 954.911, Feltri 13.646.

Lasciando stare i 20.952.649 fan di Barack Obama e dimenticando per un attimo le polemiche sui possibili trucchi che Letizia, e quindi potenzialmente anche gli altri, hanno o potrebbero usare per raggiungere questi numeri (nel caso, more info qui), le differenze sono significative e probabilmente ci vogliono dire qualcosa ma non so di preciso che cosa.

A caldo, e da sincero ignorante, mi verrebbe da dire che:

1. i non governativi/antagonisti usano la rete più dei governativi/organici (e questo forse ha a che vedere con il monopolio televisivo dell’attuale maggioranza). Chi non si sente rappresentato, cerca spazi.

2. chi racconta palle (meglio, chi racconta palle ed è stato beccato) è seguito meno da chi palle non le racconta (meglio, di chi non è ancora stato scoperto). La reputazione in rete è fondamentale.

3. Chi adegua il messaggio al nuovo mezzo è più credibile di chi non ci riesce. La rete non perdona e le vetrine promozionali vengono immediatamente infrante da sassi digitali (vedi Moratti e #sucate).

4. Il populismo (p minuscola) e l’effetto “santone” sono sempre dietro l’angolo. Saper usare la rete può essere prerogativa anche del lato oscuro della forza. e Beppe qualche riflessione su questo tema la dovrebbe pure fare.

5. Il potere delle piattaforme (Facebook in questo caso) sta aumentando. Quando c’erano le piazze “fisiche”, mentire era più difficile. La questura diceva mille, gli organizzatori dicevano un milione, qualche audio, qualche video e uno si faceva la sua idea. Ma chi è in grado di garantire che la piazza “virtuale” non venga manipolata, magari grazie a un semplice buco nella sicurezza (vedi sempre caso Moratti) ?

6. E’ tutto da capire se questa partecipazione “digitale”, facile e poco impegnativa, sia in grado di trasformarsi in partecipazione “attiva”, più faticosa e consapevole. Perché se è vero che nell’urna Dio ti vede ma Stalin no, è anche vero che neppure i tuoi followers sanno veramente come la pensi. E come voterai.

In altre parole, la rete è sempre più uno spazio di democrazia diffusa “diretta”, in cui la rappresentatività e la partecipazione si fondono in un nuovo modo di fare e vivere la Politica (P maiuscola). Questo spazio però, non si è ancora completamente saldato con lo spazio fisico dove viviamo le nostre vite quotidiane, perché se non fosse così, de Magistris avrebbe già vinto al primo turno e Beppe Grillo sarebbe Presidente della Repubblica.

Credo che lo scopo della Politica nel prossimo periodo sarà proprio quello di riempire di contenuti la distanza tra rappresentatività tradizionale e “partecipatività” (crasi tra partecipazione e rappresentatività) offerta dalla rete.

Ed è proprio nella evidente incapacità di accettare questa sfida (ma evidentemente non solo questa), che si tocca con mano tutta l’inadeguatezza della nostra attuale classe politica e la confusione di prospettive e di identità che sta vivendo il nostro povero Paese, indeciso tra Twitter e Rete 4.

Nel frattempo, vediamo come vanno i ballottaggi. Se de Magistris vincesse a man bassa su Lettieri e Pisapia doppiasse la Moratti, almeno avremmo un punto da cui partire.

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