Lì, vicino al cuore

di AsinoMorto

Ha l’abitudine di svegliarsi presto alla mattina, molto prima che il quotidiano del giorno possa essere scaricato sul suo iPad.

Prende il Blackberry dalla mensola e controlla la posta. 18 mail, 3 importanti. Accende il suo iPad. Solo il 15 per cento di batteria, in ufficio ci arriva ma è vero che l’iOS 4.3 beve troppo.

Smaltisce la posta, un giro su Flipboard, Repubblica.it, qualcuno ha risposto al suo ultimo post, un tweet interessante. Caffelatte e doccia.

Un task attivato in sincrono da Blackberry e iPad avverte che c’è quel bonifico da pagare. Distrattamente va sul sito dell’Home Banking. Servizio temporaneamente disabilitato.

Sfiga, non sarà mica che deve andare in banca di persona ? Il servizio verrà attivato alle ore 23.59 di domani. Deve andare in banca di persona.

Passa in ufficio e lascia l’iPad in carica, risponde a una chiamata. Nel tragitto verso la banca, riceve 7 mail, 2 importanti, ne legge una al semaforo. Decide di rispondere dopo perché sta arrivando una chiamata, deve rispondere.

Alla cassa tre persone davanti a lui, giusto il tempo per rispondere alla mail lasciata in sospeso. Risponde.

Posta sul suo profilo che è stato sette minuti in coda ma che ora tocca a lui. Tocca a lui, ripone il Blackberry nella tasca della giacca.

– Buongiorno, vorrei…. – un boato improvviso, rumore di vetri che esplodono, urla intorno a lui, una rapina. Si gira verso il rumore, chissà se qualcuno sta riprendendo per caricare su YouTube, gli viene in mente un post abbastanza spiritoso ma se lo dimentica immediatamente perché il dolore gli esplode in petto, brucia, per un attimo buio. Cade.

Rumori, gente intorno che parla, silenzio. Il respiro ritorna. Un poliziotto sopra di lui lascia lo spazio a un paramedico.

– Ha avuto un bel culo e scusi il francese – dice il paramedico aiutandolo ad appoggiarsi al bancone della cassa.

Prova ad alzare il braccio per scoprirsi la camicia, la trova a brandelli. Sotto, un livido enorme, nero, pulsante. La mano va alla tasca della giacca a cercare il Blackberry.

Il Blackberry è in mille pezzi, disintegrato dal proiettile che lo avrebbe senz’altro ucciso.

Guarda i frammenti di plastica e vetro nella sua mano e mentre si concentra sulle implicazioni probabilmente filosofiche di quello che è successo, viene distratto dai paramedici che lo sollevano e lo mettono su una barella.

– La portiamo in ospedale per un controllo. Non si muova, mi raccomando, facciamo noi.

Improvvisamente il panico lo assale. Accertamenti, analisi, forse l’indagine della polizia, ci vorranno ore, forse giorni.

Ha la testa piena di post e di tweet che non potrà caricare, per la prima volta da anni non è connesso e non può telefonare a sua moglie, anche la sim sarà distrutta e oggi è giovedi ed è tutto chiuso, in ufficio non sanno dove sia, le mail, ne saranno arrivate almeno una trentina, ieri ha fatto delle foto, non le ha sincronizzate e in ospedale come faccio, ci sarà il wi-fi ? Perché non si è portato dietro l’iPad ?

Respira a fatica. Non per il livido. Si nasconde il viso nelle mani e incomincia a piangere, cupamente, come lo sconforto che lo ha assalito.

In quel momento avrebbe sinceramente preferito essere morto.

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